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Sul
sito del quotidiano Il Giorno
http://sondaggi.quotidiano.net/
c’è
un sondaggio che chiede di ridurre il compenso di 250.000 euro per il
presidente del collegio sindacale di 150.000 dei membri del collegio
sindacale e di 100.000 euro dei consiglieri.
A questo momento il
92 % ha votato a favore della riduzione mentre 8 persone , forse saranno
otto consiglieri o le mogli o i mariti, hanno detto che è giusto
guadagnare 20.000 euro al mese per fare al massimo due riunioni di
4 ore . Ripetiamo due mezze giornate al
mese per 20.000 euro . Come dire se consideriamo il viaggio
per andare e tornare , rimborsato a piè di lista , uno stipendio di
200.000 euro mese se lavorassero a tempo pieno, pari a 2,4 milioni di
euro all’anno. !
Un
socio ha detto di chiamare la nostra associazione “ associazione piccoli
azionisti del Banco popolare indignati “ e di fronte a questa mancanza
di rigore e di sacrifici dei vertici siamo sempre più indignati.
Altri soci hanno detto di chiamare invece la croce rossa e qualcuno è
andato anche oltre.
Mandate il vostro voto.
E’
anonimo e facciamo capire che se il titolo crolla e se le stesse
persone che lo hanno portato a questo livello non daranno segnali di
rigore e sacrifici faremo anche noi a Lodi il zuccotti park .
Segreteria
ANPA
Associazione Nazionale Piccoli Azionisti del Banco Popolare
Tel.
338.19.99.885
Fax. 0371-428324 e-mail:
info@anpalodi.it
Cliccate qui
http://sondaggi.quotidiano.net/?sondaggio=7756 per andare
direttamente sul sito del Giorno

Banco Popolare, stipendi da faraoni fino a 250mila euro per consiglieri
e sindaci
Commenti
Dopo l'assemblea dei soci svoltasi sabato a Verona, infuria la polemica
delle remunerazioni.
E'
giusto che consiglieri e sindaci abbiano stipendi compresi tra 50 a
250mila euro? Vota

Denaro, euro (Di Pietro)
Lodi, 29 novembre 2011 - Dopo 147 anni
Lodi
perde la sede e i vertici della banca a cui aveva dato i
natali.
Nell’assemblea che ha avuto luogo sabato
a Verona, infatti,
4.500
soci (in realtà circa 8.300 votanti, considerando le
deleghe), hanno
approvato a larghissima maggioranza le
modifiche allo Statuto sociale autorizzando il passaggio
al sistema di governance tradizionale basato su Consiglio di
amministrazione e Collegio sindacale.
In pratica il Banco Popolare non sarà più holding di riferimento per le
Popolari di Lodi, Novara e Verona bensì una banca unica, con sede a
Verona.
Bpl resterà un marchio nelle filiali ma in realtà Lodi, dopo la fusione,
ha perso ieri ciò che le restava della propria autonomia. Presidenza e
due vice-presidenze saranno gestite da esponenti dei tre diversi
territori. Così come le assemblee si svolgeranno, a turno, a Verona,
Lodi e Novara. E il Banco avrà tre Divisioni (corrispondenti alle tre
aree di riferimento) interne e verranno istituiti tre Comitati
Territoriali, privi di poteri effettivi ma con un compito di
consultazione per garantire «costante raccordo con la base associativa»
(lo Statuto porta a 2 le deleghe per ciascun socio, per incrementare la
partecipazione).
Il sindaco di Lodi,
Lorenzo Guerini, ha parlato della riorganizzazione del Banco come di «un
passaggio complesso che ci viene imposto dai mercati» e
ha chiesto di non abbandonare «i valori di relazione con il territorio,
che sono forza del gruppo e delle popolari e devono guidarci nei
passaggi futuri che dovremo affrontare».
Ha riscosso applausi il discorso di
Tino
Volpe, presidente dell’associazione Piccoli Azionisti,
che
ha
criticato le remunerazioni stabilite in assemblea:
100mila euro annui lordi per ciascun membro del Cda più 50mila euro per
chi partecipa al comitato esecutivo; 50mila per i soli 4 amministratori
dirigenti; 600 euro lordi a seduta; 150.000 euro per ciascun sindaco
effettivo e 225mila euro per il presidente del Collegio sindacale.
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Grazie Monti
Dopo aver espresso le nostre perplessità sulla
Lodigianità dell'ex Presidente della Banca Popolare Italiana,
e dopo aver fatto presente allo stesso che a 76 anni avrebbe dovuto
cedere il passo a persone espressione del territorio, apprendiamo con
grande gioia ed entusiasmo che il 76 enne "lodigiano" Prof Dino Piero
Giarda è stato chiamato dal prof. Monti per ricoprire il ruolo di
Ministro per i rapporti con il parlamento senza portafoglio.
Non sappiamo se è stata una casualità
l'assegnazione di un ministero senza portafoglio all' ex Presidente , ex
Vicepresidente ed ex prossimo consigliere , in quanto dai tempi
della fusione aveva avuto una carriera in effetti contrassegnata da
passi indietro.
Speriamo che non rilasci dichiarazioni sul
futuro dell'Italia, in quanto per convincere noi lodigiani al Teatro del
Viale disse: se non votate a favore della fusione a Lodi ci sarà solo
miseria.
Cosa è avvenuto è sotto gli occhi di tutti.
Ma ora guardiamo tutti al futuro e
dimentichiamo il passato. |
   
Il prof. Giarda al Giuramento, al Convegno organizzato dalla nostra
associazione a lodi al teatro san Francesco dal titolo "dove Và il
Banco" con Mike Bongiorno a Trieste in occasione di un premio |
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Sarà ancora una "grande abbuffata" pagata dai soci?
Un nostro socio ha scritto che nell'ultima
assemblea ci sono state persone che si sono riempite le borse con pezzi
di formaggio. il commento istintivo è stato "le solite truppe
cammellate" utilizzate da anni per ottenere consensi
plebiscitari. Oggi forse possiamo anche pensare che per qualcuno è
difficile avere i soldi per mangiare tutti i giorni.
  
Rimane il fatto che abbiamo segnalato da tempo
la necessità di modificare le procedure assembleari. Nella foto si può
notare che sia a Verona, che Novara che Lodi in tutte le assemblee le
aree di migliaia di metri quadri di ristoro sono state inserite
all'interno della zona dei lavori assembleari. Considerando che il
sistema di votazione per alzata di mano con la conta solo dei contrari e
degli astenuti , di fatto convalida anche quelli che erano intenti a
mangiare, bere fumare, nelle toilette, al telefono, ecc ecc.
La nostra associazione dopo tre anni è riuscita
ad ottenere l'elenco soci tanto gelosamente custodito.
Nessuno sapeva che ci fossero ancora
6.003 soci con una sola azione che potrebbero avere una delega e portare
quindi in assemblea 12.000 voti.
Come nessuno sapeva che su 225.000 soci
215.000 hanno meno di 10.000 azioni.
Queste sono le prime analisi del libro soci
|
6.003 soci hanno una sola azione |
31.402 soci hanno da 500 a 999 azioni |
18 soci hanno da 401.000 a 500.000
azioni |
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1.066 soci hanno 2 azioni |
24.102 soci hanno da 1.000 a 1.999 azioni |
36 soci hanno da 501.000 a 999.000 azioni |
|
689 soci hanno 3 azioni |
25.306 soci hanno da 2.000 a 4.999 azioni |
12 soci hanno da 1.000.000 a 1.999.000 azioni |
|
2.215 soci hanno 4 azioni |
10.662 soci hanno da 5.000 a 9.999 azioni |
3 soci hanno da 2.000.000 a 2.999.999 azioni |
|
486 soci hanno 5 azioni |
5.548 soci hanno da 10.000 a 19.999 azioni |
1 socio ha da 3.000.000 a 3.999.000 azioni |
|
2.970 soci hanno più di 5 e meno di 11 azioni |
2.987 soci hanno da 20.000 a 49.999 azioni |
2 soci hanno da 4.000.000 a 5.999.000 azioni |
|
10.485 soci da 12 a 50 azioni |
650 soci hanno da 50.000 a 99.000 azioni |
1 socio ha da 6.000.000 a 6.999.000 azioni |
|
40.306 soci da 501 a 135 azioni |
353 soci hanno da 100.000 a 199.000 |
1 socio ha più di 7.000.000 di azioni |
|
9.250 soci hanno da 136 a 199 azioni |
88 soci hanno da 200.000 a 3000.000 azioni |
( e di sicuro il meno invidiato....) |
|
53.167 soci hanno da 200 a 499 azioni |
36 soci hanno da 301.000 a 400.000 azioni |
|
Considerando che sono iscritti al libro soci
persone che dovrebbero avere 151 anni cominciamo avere qualche dubbio
sull'aggiornamento. ! |
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Il Cittadino
16 Novembre 2011
Sulle poltrone vanno sempre gli
stessi
Chiarissimo Direttore,
alcuni giorni fa abbiamo letto sul quotidiano da
Lei diretto una breve nota che recitava: “banca unica la rivoluzione
alle porte”. Sono state parole ben pesate dal sottoscritto e da tanti
Soci. Tale decisione, tanto voluta da tutte le persone di buon senso è
sembrata saggia ed inevitabile, purché non si riducesse ad una mera
operazione di lifting ma rappresentasse una vera discontinuità. A parte
il risparmio di costi previsto (almeno per i primi anni, staremo a
vedere nel prosieguo chi ne beneficerà) tutte le rivoluzioni, incruente
o meno portano aria nuova, gente nuova, management nuovo. Ma da quanto
abbiamo letto, le persone che occuperanno le calde e dorate poltrone
sono sempre le stesse. Sappiamo bene chi sta a monte nell’organizzare le
solite Assemblee e chi è il vero artefice del successo di queste grandi
“convention” : il “Personale” che mai come in questo periodo è super
coccolato. Una organizzazione perfetta (almeno se vista dall’esterno)
dove, nel più ampio rispetto di leggi e regolamenti, si riesce sempre ad
imporre la volontà centrale ma per il resto è la solita minestra, le
solite facce dai sorrisi stampati, la solita aria di rassegnazione che
sembra dire che è così e non potrebbe essere che così. È ormai da
qualche anno che sentiamo dire sempre le solite cose e come sempre
disattese.Il buffet sarà perfetto e sempre affollato (speriamo solo di
non assistere come in passato all’assalto della diligenza con
riempimento finale delle borse di cibo, la classica reazione
compensativa a tutte le frustrazioni represse nel corso della giornata).
Il disastro Italease ha sicuramente pesato ma ancora si tira in ballo:
non siamo stati sinceri a dire tutto oppure abbiamo fatto male i conti?
Chi ha dato ossigeno per la sopravvivenza del Gruppo sono stati i Soci
con gli interventi sul capitale, al momento sono stai esclusi (pena
dimissioni altri aumenti, anche se gli analisti si dimostrano molto
scettici e poco teneri nei giudizi considerando illusorio l’aumento del
rapporto tra capitale e rischi dal 6,50% al 7% entro il 2013 facendo
solo affidamento non su un aumento dei mezzi propri per farvi fronte, ma
su un diverso sistema di calcolo del rischio. Il “Management” dopo aver
buttato a mare la vera strategia di una Banca Popolare (pur riconoscendo
che le negatività erano già state sperimentate dai “ Big” della prima
Repubblica ) imboccando i l vicolo cieco della “finanza” non sono
riusciti a riprendere la strada della nostra cultura e della nostra
tradizione. La reale conoscenza degli uomini della rete era il primo
atto dovuto da parte del “Ceo”; a scatola chiusa (già allora) ha creduto
negli stessi “Manager”. Un ricambio avrebbe al contrario, valorizzato le
nostre origini,ricostituito il patrimonio, riguadagnato la fiducia dei
Clienti e le liquidità necessarie per supportare la nostra vera fascia
di Clientela costituita da piccoli e medi imprenditori,artigiani,
commercianti e soprattutto i nostri Soci, cioè quella che in passato
rappresentava la media borghesia, nostro fiore all’occhiello ora in via
di estinzione (solo nel lodigiano assistiamo a tantissime chiusure di
attività anche per difficoltà di accesso al credito) e la giusta
redditività. Si perdono posti di lavoro e si aiutano le famiglie con il
credito al consumo, c’è qualcosa che non quadra. Questo è il vero
problema: la redditività, a distanza di 15 giorni da questo importante
incontro non conosciamo ancora i risultati del 3° trimestre. Siamo ad
una quotazione del titolo sotto l’euro, nei primi tre anni di questa
gestione abbiamo perso circa il 70%, nell’ultimo anno un altro 70% del
valore residuo. La causa non è solo la speculazione degli ultimi mesi.
Il 4° Gruppo Italiano esprime una capitalizzazione di borsa (che non
riportiamo per decenza e dopo avere messo assieme più banche) inferiore
alla stessa perdita Italease quando ci sono Banche popolari più modeste
che esprimono valori di capitalizzazione pari e/o superiori al nostro
Gruppo nonostante la crisi “speculativa” (anche se effettivamente gli
squali li abbiamo fatti entrare noi). Il “Management” è stato
riconfermato (anzi è stato promosso) percependo sempre emolumenti che
non sono giustificati da questi risultati scadenti. In questi giorni si
parla molto di “rottamazione”, di fatto stiamo assistendo ad una
restaurazione di un “Management” e di Vertici che non hanno saputo
invertire la tendenza negativa calandosi nello spirito cooperativistico
(non mi risulta che siano stati richiesti dal territorio). L’unica cosa
positiva sarà l’aumento delle quote rosa nelle varie direzioni della
struttura. Quando poi abbiamo letto chi sarà l’unico lodigiano presente
nel nuovo “Comitato Esecutivo” centrale abbiamo capito il perché
dell’andamento del titolo (vedremo poi anche la funzione dei nuovi
Comitati territoriali, chi entrerà ed i relativi costi). Come nella
politica (ma è un po’ che lo stiamo constatando) siamo in presenza di
una casta che non ha il coraggio di sostituirsi (magari ci fossero
risultati strepitosi). Anzi, abbiamo pure letto che “qualcuno” data la
grande esperienza tipica nel “Settore” verrà sistemato, con un colpo da
maestro nella “finanziaria del gruppo” ( si riequilibrano i poteri in
famiglia). Stando così le cose, il Dr. Saviotti, come già previsto,
verrà ricordato nel tempo come il “ Ceo” dell’incompiuta e nonostante
tutto, un lavoro lasciato a metà ingabbiato dalle lobby politiche. I
Soci comunque, non sono più disposti a tollerare e subire questa
situazione (passi pure come previsto l’Assemblea) per cui invitiamo il
Dott. Volpe che è a Capo di una tra le più importanti
Associazioni (per spirito critico e numerosità) di Soci (Soci vivi non
un altro affare di famiglia) a modificare il nome da “Anpa” ad
“Associazione degli indignati”, sicuri di trovare terreno fertile nelle
varie piazze per manifestare in modo “civile” il nostro dissenso. Forse,
il primo degli iscritti a questa nuova Associazione, sarebbe sicuramente
Tiziano Zalli. In questo modo l’Italia (come succede in tutto il resto
del mondo occidentale) avrebbe l’imprimatur di essere la prima
“Associazione” ufficiale dei Soci scontenti.
Cordialità
Angelo Origi
Casalpusterlengo
Lodi |
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L'associazione fantasma
  
Recentemente ci è stato riferito che la nostra
associazione non è mai stata nè consultata nè interpellata dal
vicepresidente del banco Popolare Guido Castellotti., in quanto
secondo lo stesso sarebbe composta solo dal presidente Modesto Volpe.
Abbiamo ripescato delle foto di alcuni incontri
organizzati con i soci ai quali aveva partecipato lo stesso Castellotti
. Abbiamo ministri che non si sono accorti che gli avevano regalato un
appartamento, altri che in questi giorni non ricordano di aver messo
degli amici nei consigli di amministrazione della Finmeccanica e persone
che partecipano ad incontri di associazioni che non esistono. A volte
sembra che l'Italia sia fondata sulla negazione dell'evidenza. |
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In arrivo le news Banco Unico |

Giovedì 31 Marzo 2011 ore 20,00
Lodi, Country Club La Pergola
( San Martino in Strada di fronte al centro
Commerciale Bennet )
Pubblico incontro e dibattito
Mi si è ristretto Il Banco
Dopo il grande atto di fiducia nei confronti del Consigliere Delegato
Pierfrancesco Saviotti, che nell’attesa della definizione del nuovo
piano industriale è riuscito a collocare praticamente il 100 % senza far
ricorso al consorzio di garanzia, i soci a quattro anni dalla fusione
continuano a porre alcune domande e a fare delle proposte.
Dopo il proclama in fase di fusione di diventare il terzo o quarto
gruppo Bancario Italiano il Banco Popolare diventerà più grande, si
restringerà o si consoliderà? Sono stati mantenuti tutti gli impegni ?
I bilanci sociali sono paritetici per tutte le aziende dei territori
?Quali sono le aziende che lavorano per il Banco? Quanto spazio c’è per
le aziende del territorio? Italease la storia infinta continuerà a
pesare nel Banco e quanto è costata sino ad oggi ? Il patrimonio
immobiliare del banco quanto vale ? Le regole per candidarsi, requisiti
necessari, e le procedure per la presentazione? le assemblee quanto
costano e chi paga ? e come funzionano ? Quanto incide la politica nel
rinnovo delle cariche ?
La governance duale a cosa serve ? Cosa si intende per codice “etico” ?
Gli “arzilli vecchietti” del Banco ?
Al termine prodotti e sapori del lodigiano offerti dalle aziende del
territorio |
Il Cittadino 25 Marzo 2011
Banco
Popolare, oggi a Verona il via libera a
Cristina Zucchetti
Come abbiamo segnalato
mercoledì scorso, il
comitato nomine del
Banco Popolare ha
stabilito di candidare
al consiglio di
sorveglianza
dell’istituto di credito
Cristina Zucchetti,
presidente dell’omonima
azienda di famiglia
fondata dal papà
Domenico. Oggi la
decisione sarà presa dai
vertici del Banco, ed è
data per scontata la
nomina di Cristina
Zucchetti.Come è noto,
l’impresa Zucchetti
conta al suo attivo
circa duemila
dipendenti, metà dei
quali lodigiani. E in
tempo di crisi la
Zucchetti sta
continuando ad assumere.
Si tratta dunque di
un’eccellenza per il
nostro territorio. La
proposta di candidarla a
rappresentare il
Lodigiano a Verona ha
riscosso ampi consensi
in città e nel
territorio. Ma qualcuno
storce il naso. È il
caso di Assolodi.
Maurizio Galli,
direttore
dell’associazione degli
industriali di Lodi, ha
diramato una nota nella
quale si legge che «il
rinnovo di alcuni membri
del consiglio del Banco
Popolare avrebbe potuto
essere occasione per
compattare il territorio
lodigiano ed i suoi
componenti attorno ad un
progetto e ad uno
sviluppo condiviso e
ragionevolmente
raggiungibile. Invece,
come rappresentanti
della categoria
industriale, constatiamo
che non solo non è
cambiato il metodo ed il
modo di agire, rispetto
al passato, di quattro
amici che decidono ma,
peggio di prima le loro
decisioni rispondono a
logiche diverse da
quelle del territorio».
«Constatiamo con
rammarico - scrive
sempre Galli - l’assenza
di imprenditori
industriali del
Lodigiano ai vertici
della banca del
“territorio” e non
entriamo nel merito dei
perché. Tuttavia, quando
non vengono prese in
considerazione
candidature come quella
di Emilio Cremona della
G.S.E. (Gestore Servizi
Energetici) in una
provincia che ha
l’ambizione di
presentarsi
prossimamente come
Distretto dell’Energia,
significa sia che le
politiche locali non
sono chiare, sia che la
più importante impresa
di credito del
territorio percorre una
strada diversa».
«Crediamo - conclude il
direttore di Assolodi -
nella libertà di
un’impresa nel scegliere
le strategie e le
persone più adatte nel
perseguirle. Tuttavia
rammentiamo a tutti che
nessun membro della
banca del “territorio”
può essere ricondotto
come espressione della
categoria industriale».
Non mancano commenti
infuocati alla presa di
posizione del direttore
di Assolodi. Esponenti
vicini alla Banca
Popolare rispondono
piccati che Cristina
Zucchetti è alla guida
di una delle poche
aziende che
costituiscono il fiore
all’occhiello del
Lodigiano, mentre Emilio
Cremona non è lodigiano
e nel Lodigiano neppure
risiede, in quanto opera
in quel di Varese.
Qualcun altro si chiede
se la posizione di
Maurizio Galli è quella
del consiglio direttivo
dell’Associazione
industriali del
Lodigiano e se è
condivisa o no dalle
aziende iscritte ad
Assolodi. Nel
frattempo l’Associazione
Prima Banca 1864 -
costituita recentemente
da alcuni soci e
presieduta da Mauro
Maini - esprime con un
comunicato «la propria
viva soddisfazione per
le candidature emerse
relative al dottor
Squintani ed alla
dottoressa Zucchetti».
L’associazione «esprime
anche un particolare
compiacimento perché una
delle due candidature
riguarda una donna che,
ancorchè a capo della
più prestigiosa azienda
lodigiana e rispondente
a tutti quei requisiti
di rappresentatività
indicati come
indispensabili
dall’associazione
stessa, costituirà una
novità assoluta nella
composizione del
consiglio di
sorveglianza del Banco,
in conformità per altro
con le disposizioni
legislative che
prossimamente entreranno
in vigore in materia di
quote rosa obbligatorie
nei consigli di
amministrazione di enti
e società quotate in
borsa»
Come abbiamo segnalato mercoledì scorso, il
comitato nomine del Banco Popolare ha stabilito
di candidare al consiglio di sorveglianza
dell’istituto di credito Cristina Zucchetti,
presidente dell’omonima azienda di famiglia
fondata dal papà Domenico. Oggi la decisione
sarà presa dai vertici del Banco, ed è data per
scontata la nomina di Cristina Zucchetti. Come è
noto, l’impresa Zucchetti conta al suo attivo
circa duemila dipendenti, metà dei quali
lodigiani. E in tempo di crisi la Zucchetti sta
continuando ad assumere. Si tratta dunque di
un’eccellenza per il nostro territorio. La
proposta di candidarla a rappresentare il
Lodigiano a Verona ha riscosso ampi consensi in
città e nel territorio. Ma qualcuno storce il
naso. È il caso di Assolodi. Maurizio Galli,
direttore dell’associazione degli industriali di
Lodi, ha diramato una nota nella quale si legge
che «il rinnovo di alcuni membri del consiglio
del Banco Popolare avrebbe potuto essere
occasione per compattare il territorio lodigiano
ed i suoi componenti attorno ad un progetto e ad
uno sviluppo condiviso e ragionevolmente
raggiungibile. Invece, come rappresentanti della
categoria industriale, constatiamo che non solo
non è cambiato il metodo ed il modo di agire,
rispetto al passato, di quattro amici che
decidono ma, peggio di prima le loro decisioni
rispondono a logiche diverse da quelle del
territorio». «Constatiamo con rammarico -
scrive sempre Galli - l’assenza di imprenditori
industriali del Lodigiano ai vertici della banca
del “territorio” e non entriamo nel merito dei
perché. Tuttavia, quando non vengono prese in
considerazione candidature come quella di Emilio
Cremona della G.S.E. (Gestore Servizi
Energetici) in una provincia che ha l’ambizione
di presentarsi prossimamente come Distretto
dell’Energia, significa sia che le politiche
locali non sono chiare, sia che la più
importante impresa di credito del territorio
percorre una strada diversa». «Crediamo -
conclude il direttore di Assolodi - nella
libertà di un’impresa nel scegliere le strategie
e le persone più adatte nel perseguirle.
Tuttavia rammentiamo a tutti che nessun membro
della banca del “territorio” può essere
ricondotto come espressione della categoria
industriale». Non mancano commenti infuocati
alla presa di posizione del direttore di
Assolodi. Esponenti vicini alla Banca Popolare
rispondono piccati che Cristina Zucchetti è alla
guida di una delle poche aziende che
costituiscono il fiore all’occhiello del
Lodigiano, mentre Emilio Cremona non è lodigiano
e nel Lodigiano neppure risiede, in quanto opera
in quel di Varese. Qualcun altro si chiede se la
posizione di Maurizio Galli è quella del
consiglio direttivo dell’Associazione
industriali del Lodigiano e se è condivisa o no
dalle aziende iscritte ad Assolodi. Nel
frattempo l’Associazione Prima Banca 1864 -
costituita recentemente da alcuni soci e
presieduta da Mauro Maini - esprime con un
comunicato «la propria viva soddisfazione per le
candidature emerse relative al dottor Squintani
ed alla dottoressa Zucchetti». L’associazione
«esprime anche un particolare compiacimento
perché una delle due candidature riguarda una
donna che, ancorchè a capo della più prestigiosa
azienda lodigiana e rispondente a tutti quei
requisiti di rappresentatività indicati come
indispensabili dall’associazione stessa,
costituirà una novità assoluta nella
composizione del consiglio di sorveglianza del
Banco, in conformità per altro con le
disposizioni legislative che prossimamente
entreranno in vigore in materia di quote rosa
obbligatorie nei consigli di amministrazione di
enti e società quotate in borsa».
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25 marzo 2010
POLEMICHE
Le nuove nomine del Consiglio di
Sorveglianza scatenano malumori
ECONOMIA
A VERONA SI DECIDONO LE POLTRONE NEL CONSIGLIO DI SORVEGLIANZA
Bpl, industriali critici sulla Zucchetti
di TIZIANO TROIANELLO
—LODI—
GIORNO
decisivo quello odierno per le nuove nomine del Consiglio di
sorveglianza del Banco Popolare.
Devono essere ratificate le decisioni assunte mercoledì
dal comitato nomine presieduto da Duccio Castellotti e che hanno visto
avanzare la candidatura di Cristina Zucchetti (presidente dell’omonima
azienda di famiglia ondata dal padre Domenico), come successore di
Costantino Coccoli (pensionato ed ex industriale) e riconfermare il
notaio Angelo Squintani. La candidatura di Cristina Zucchetti non
soddisfa però completamente il territorio. L’associazione industriali
lamenta il fatto di aver perso rappresentanza. «Il nominativo di
Cristina Zucchetti è sicuramente eccellente, è una persona di valore e
qualificata — afferma Maurizio Galli, direttore di AssoLodi —. Non si
può certo dire però che sia espressione degli industriali del
territorio. Una cosa deve essere chiara: la Zucchetti rappresenta il
mondo del commercio, è una scelta legittima che l’istituto di credito
può fare ma la gente deve sapere che non è iscritta alla nostra
associazione ». «Nessuno di noi è stato convocato nè consultato —
aggiunge Galli —. Non sappiamo neppure se ne avevamo titolo.
Personalmente ritengo che il nominativo di Emilio Cremona, suggerito
dall’associazione Piccoli Azionisti, poteva essere una carta importante,
pur non essendo un imprenditore del territorio, per una provincia che ha
ambizione di diventare un distretto per l’energia. Siamo rammaricati. La
Bpl ci pare sempre più una banca del territorio solo a parole».
«IL 18 MARZO
avevo incontrato il presidente Fratta
Pasini—afferma invece Modesto Volpe, presidente dei Piccoli Azionisti —.
Aveva detto che il nome di Cremona sarebbe stata un’occasione per volare
alto per la banca e che però la selezione era stata demandata al
comitato nomine che ascolta tutte le categorie del territorio. Ritengo
quindi che Guido Castellotti abbia sentito industriali, agricoltori,
commercianti. «A chi ha criticato il nome Zucchetti, ricordando i
rapporti tra Domenico Zucchetti e Fiorani su operazioni estere—aggiunge
—, ho risposto che un figlio o una figlia non deve pagare per gli errori
del padre». |
rassegna stampa:
Il Mondo di
venerdì 18 marzo 2011,
Banco Popolare, spunta Cremona
di Marchesano
Mariarosaria
PRIMO PIANO *— NOMINE CANDIDATURA A SORPRESA DEL PRESIDENTE
GSE DAI PICCOLI AZIONISTI Banco Popolare, spunta Cremona
potrebbe arrivare un rappresentante del settore energetico
nel consiglio di sorveglianza del Banco Popolare che ha di
recente concluso un aumento di capitale da 2 miliardi. I
assemblea dei soci di fine aprile si avvicina e in queste
settimane si registra un gran fermento per il rinnovo delle
cariche di cinque consiglieri in scadenza (tra i quali Gian
Luca Rana). Come previsto dallo statuto del Banco (oltre 200
mila azionisti) che nasce dalla fusione di diverse aziende
di credito con sedi tra Novara, Verona e Lodi, i consiglieri
sono espressione delle diverse aree territoriali di
competenza. E sono, dunque, numerose le proposte che dalle
componenti locali stanno arrivando al comitato nomine
presieduto da Guido Cascellotti, il quale è anche
vicepresidente vicario del Banco. Tra queste, spunta il nome
di Emilio Cremona, presidente del Gse (Gestore servizi
energetici) e di Poste Assicura (gruppo Poste Italiane) ma,
sa prattutto, imprenditore siderurgico della provincia di
Varese (ricadrebbe, quindi, nel comprensorio dell'ex Bpi,
anch'essa confluita nel Banco). II nome di Cremona è stato
indicato dall'Anpa, l'associazione dei piccoli azionisti del
Banco presieduto da Modesto Volpe, piccolo imprenditore del
settore delle telecomunicazioni e dell'energia (distributore
da vent'anni del colosso giapponese Nec). In questo comitato
si riflette soprattutto l'area lodigiana dei soci, o una
parte di essa visto che per il momento conta su 800
iscritti. Ma com'è arrivata l'Anpa a Cremona? Dopo aver
rinunciato a presentare una lista di minoranza, a causa,
racconta Volpe, «di insormontabili difficoltà formali come
la residenza a Verona richiesta a tutti i capi delle liste»,
l'Associazione ha preferito puntare su un nome di profilo
elevato chiedendo ufficialmente al comitato di Castellocti
di prendere in esame la candidatura. «Abbiamo pensato a
Cremona come figura superpartes, non ci aspettiamo che
rappresenti solo i piccoli azionisti ma tutti i soci del
Banco», chiosa Volpe, il quale sa bene che il comitato
nomine dovrà poi sottoporre la lista dei cinque nomi
all'approvazione del Consiglio di sorveglianza presieduto da
Carlo Fratta Pasini il quale, a sua volta, la proporrà
all'assemblea di fine aprile. Insomma, molti passaggi da
superare insieme con la difficoltà di far convogliare sui
Carlo Fratta Pasini, presidente del Consiglio di
sorveglianza del Banco Popolare (sotto, la sede). A fianco,
Emilio Cremona singoli candidati il consenso della base. Ma
Volpe non si scoraggia: «Nonostante la governance numerosa,
con oltre trenta consiglieri tra sorveglianza e gestione, il
Banco non può contare su tecnici o esperti di energia, cosa
che potrebbe risultare un beneficio in questo particolare
periodo». E Cremona, interpellato dal Mondo, risponde così:
«Credo che in generale manchino nel sistema figure di
raccordo tra il mondo delle banche e quello delle imprese.
Se è per svolgere questo tipo di ruolo, sono disponibile a
dare il mio contributo».
Mariarosaria Marchesano ***
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Da Il Sole 24 Ore.com
dal sito
http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2011-03-16/
Il Banco chiude col fisco: 210 milioni
MILANO
Duecentodieci milioni di euro. Con questa cifra, «che dovrà essere
versata in un'unica soluzione» all'Erario, Banca Italease ha chiuso i
contenziosi fiscali con l'Agenzia delle Entrate. Ieri il Banco Popolare,
che controlla Italease, ha infatti annunciato di avere raggiunto un
accordo transattivo con l'Agenzia delle Entrate per la chiusura, in via
stragiudiziale, del contenzioso che ammontava a un totale di 1,5
miliardi di euro. Versando 210 milioni, Banca Italease chiude così «le
singole vertenze, i singoli accertamenti non ancora impugnati e i
rilievi oggetto dei singoli processi verbali e segnalazioni».
Le contestazioni si riferivano alle annualità 2001-2009. Riguardavano le
tante operazioni immobiliari effettuate dalla vecchia gestione di
Italease e i loro effetti in bilancio. L'Agenzia delle Entrate, come
accennato, sollevava varie contestazioni per un importo complessivo di
1,5 miliardi. Alla fine si è accordata con Italease per un pagamento di
210 milioni. In realtà nei primi 9 mesi del 2010 Italease aveva portato
un effetto positivo sui conti del Banco Popolare, dato che – per effetto
del consolidamento fiscale nel gruppo – erano stati registrati in
bilancio crediti per imposte anticipate riferite a Italease per 285
milioni di euro. Ma ora la stessa Italease "costa" 210 milioni al
gruppo.
«A fronte di tale impegno di pagamento – scrive l'istituto in un
comunicato – nel bilancio consolidato al 31 dicembre 2010 del Banco
Popolare verrà stanziato uno specifico fondo rischi. L'effetto
complessivo sull'utile netto consolidato dell'esercizio 2010 ammonta a
circa euro 166 milioni». Il Banco Popolare sottolinea inoltre che la
decisione di trovare un accordo con l'Agenzia delle Entrate si inquadra
nell'ambito del più ampio progetto di riduzione del rischio avviato
successivamente all'acquisizione del controllo di Banca Italease. «In
particolare la decisione è stata assunta dal Banco Popolare da Banca
Italease e dalle altre società controllate interessate in una logica di
riduzione del contenzioso finalizzata all'eliminazione della situazione
di incertezza correlata ai possibili impatti negativi dell'esito del
contenzioso sulla posizione patrimoniale del gruppo». «La definizione
stragiudiziale – precisa il Banco – non implica peraltro riconoscimento
alcuno delle contestazioni»My.L.
© RIPRODUZIONE RISERVATA |
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dal sito
http://finanza.lastampa.it/Notizie
02/03/2011
Banco Popolare: al via cessione
degli immobili di Italease
Il Banco Popolare cede l'1,46% e si riporta a quota 2,43 euro dopo
aver toccato un minimo a 2,39 euro. Secondo quanto riportato stamane da
Il Sole 24 Ore il gruppo avrebbe accelerato sulle dismissioni del
patrimonio immobiliare di Italease e già un primo lotto di un miliardo
di euro sarebbe pronto a finire sul mercato. Si tratta di dodici palazzi
tra Roma, Milano e Napoli. La controllata Italease del Banco Popolare ha
sofferenze immobiliari per circa 3 miliardi di euro dovute in molti casi
alla mancata restituzione dei finanziamenti erogati in passato a
immobiliaristi di rango come Danilo Coppola, Giuseppe Statuto, Luca
Castelli di Aedes.
(GD) |
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ANPA 12 gennaio 2011
Con
le ultime due Interrogazioni Parlamentari prosegue l'azione dell'Italia
dei Valori sul pluri sanzionato Consob e Banca d'Italia che continua a
fare carriera nel Banco Popolare. Oltre all'ex consigliere di Fiorani ,
Guido Castellotti, diventato il numero due del Banco
Popolare, si stanno ventilando ipotesi di entrata nel consiglio della
capogruppo di un altro ex consigliere di Fiorani, Giorgio Olmo. Entrambi
hanno partecipato solo a pochi consigli di amministrazione della Banca
Popolare Italiana prima della "caduta" di Fiorani. La preoccupazione dei
Piccoli Azionisti deriva principalmente proprio dal fatto che in pochi
consigli su proposta dell'Amministratore Delegato, il consigliere
Castellotti ha votato come tutti a favore di fidi a persone di
50.000.000 di euro, senza garanzie, in giornata, e con la motivazione
"esigenze familiari". Il vicepresidente del Banco Popolare ad un
quotidiano ha dichiarato "sono cose che sento per la prima volta"
Nell'interrogazione parlamentare il Senatore Lannutti è stato invece
molto preciso e ad oggi non risultano querele per diffamazione da parte
del numero due del Banco Popolare nonchè Presidente della Fondazione che
distribuisce ogni anno, circa 4.000.000 sul territtorio. A
Castellotti, nonostante le lettere inviate da IDV a Consob e Banca D'italia
e le due recentissime interpellanze parlamentari, è stato dato anche
l'incarico di Presidente del Comitato Nomine. Una lotta che
molto probabilmente finirà in procura che alla fine dovrà verificare
o meno se effettivamente esistono le delibere milionarie disconosciute o
quanto meno non ricordate dal Presidente della Fondazione della Banca
Popolare di Lodi.
Riportiamo su richiesta di alcuni soci la lettera inviata da On. Di
Pietro nel lontano 2006 al Governatore Draghi e ai presidenti Consob e
ABI.
BPL e credibilità del sistema bancario italiano

foto: Banca Popolare di Lodi
Lettera aperta
a:
dott. Mario
Draghi Governatore BANCA D’ITALIA
dott. Maurizio Sella
Presidente ABI
dott. Lamberto Cardia
Presidente CONSOB
p.c.:
dott. Carlo Azeglio
Ciampi Presidente della Repubblica Italiana
Premesso che:
-
L’ex amministratore delegato di
Banca Popolare di Lodi, Gianpiero Fiorani, è in carcere perché
indagato per gravi reati riconducibili alla sua carica.
- L’
assemblea della Banca Popolare di Lodi ha nominato il nuovo consiglio di
amministrazione in data 28 gennaio 2006 includendo
due
consiglieri di amministrazione della gestione Fiorani: Giorgio
Olmo,
ex vice presidente, e Guido Duccio
Castellotti.
- Il
bilancio 2004 della Banca Popolare di Lodi è stato
approvato con la partecipazione di Giorgio Olmo e Guido Duccio
Castellotti il 30 aprile 2005.
-
“Gli
amministratori devono adempiere i doveri previsti dalla legge e
dall’atto costitutivo con la diligenza del mandatario (art. 2392 c.c.).
Se non adempiono ai doveri previsti dalla legge e dall’atto costitutivo
e così facendo causano un danno alla società possono essere dichiarati
responsabili nei confronti di questa su azione che deve essere
deliberata dall’assemblea ordinaria a maggioranza dei soci (art. 2393
c.c.). Inoltre se gli amministratori
agiscono con dolo o negligenza e
causano un danno ai creditori sociali, a singoli soci oppure a
terzi
sono responsabili nei confronti di questi su azione proposta da
chi resta danneggiato dall’operato dell’amministratore.”
Ritengo che
la
presenza di consiglieri di amministrazione della gestione Fiorani
che con lui hanno condiviso scelte e indirizzi della Banca sia del tutto
inopportuna per il rilancio della stessa e per la tutela dei
piccoli azionisti e dei risparmiatori della Banca.
La
credibilità del sistema bancario italiano, in particolare di
Banca d’Italia, Consob e ABI, non può permettersi la perpetuazione nel
consiglio di amministrazione della Banca Popolare Italiana di Giorgio
Olmo e di Guido Duccio Castellotti.
Antonio Di Pietro. |
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Interrogazione Parlamentare
-Senato della Repubblica-
45 – XVI
LEGISLATURA
473ª Seduta Assemblea
-Allegato
B
14 dicembre 2010
(3-01816)
LANNUTTI.
– Al
Ministro dell’economia e delle finanze. –
Premesso che: nei giorni scorsi l’assemblea straordinaria dei soci del
Banco Popolare, sotto la presidenza di Carlo Fratta Pasini, alla
presenza di circa 4.000 soci (quasi 6.000 votanti considerando le
deleghe), ha approvato a larghissima maggioranza a Verona l’operazione
di aumento di capitale fino a 2 miliardi di euro. L’assemblea dei soci
ha inoltre approvato gli altri punti
all’ordine del giorno concernenti variazioni allo statuto sociale
attinenti, in sintesi, all’eliminazione dell’indicazione del valore
nominale delle azioni; all’adeguamento alle novita` legislative di parti
dello statuto; la revisione delle quote da assegnarsi, nell’ambito della
mutualita`, a sostegno dei territori; alla possibilita` del collegamento
a distanza per la partecipazione alle assemblee.
Nell’ambitodell’operazione di aumento di capitale e` stato costituito un
consorzio di garanzia i cui componenti si sono impegnati nei confronti
del Banco Popolare a sottoscrivere l’aumento di capitale per l’intera
parte eventualmente rimasta inoptata al termine dell’offerta. Il
consorzio e` formato da: Mediobanca – Banca di credito finanziario SpA e
BofA Merrill Lynch quali joint global coordinators e joint bookrunners;
Cre´dit Suisse, Deutsche Bank e Goldman Sachs interverranno quali joint
bookrunners; Banco Santander, Cre´dit Agricole CIB, Equita SIM, ING,
Keefe, Bruyette & Woods, MPS Capital Services, RBC Capital Markets, The
Royal Bank of Scotland e Socie´te´ Ge´ne´rale Corporate & Investment
Banking parteciperanno come co-lead managers; scriveva «Milano Finanza»
l’11 dicembre 2010: «I soci del Banco Popolare sono chiamati in
assemblea per la terza volta nel corso del 2010, questa volta per votare
la proposta del consigliere delegato Pier Francesco Saviotti di un
aumento di capitale da 2 mld». Una proposta che sara` certamente
approvata dall’assemblea, ma non senza rilievi critici nei confronti del
precedente vertice dell’istituto. Le riunioni che si sono svolte nelle
scorse settimane a Verona, Novara e Lodi per preparare la base sociale
all’assemblea hanno infatti fotografato il clima che regna tra gli
azionisti del Banco, e il barometro non segna tempo splendido.
Emblematico a questo proposito e` stato l’incontro veronese di venerdi`
26 novembre tra i soci locali riuniti nell’associazione Banca Viva, il
presidente del consiglio di sorveglianza del Banco, Carlo Fratta Pasini,
il presidente della Banca Popolare di Verona, l’industriale dolciario
Alberto Bauli, e lo stesso Saviotti; secondo quanto riferito a «Milano
Finanza» da alcuni partecipanti,
nel corso dell’incontro alcuni soci, pur manifestando apprezzamento per
gli sforzi fin qui compiuti da Saviotti per risanare e rilanciare la
banca, non avrebbero invece risparmiato critiche a Fratta Pasini. Al
presidente sarebbe stato rimproverato in particolare un difetto di
attenzione da parte degli allora vertici del Banco, a partire dall’ex
amministratore delegato Fabio Innocenzi, sui motivi che hanno portato al
dissesto di banca Italease; il settimanale finanziario da` infatti ampio
spazio alla vicenda ed alla situazione del Banco Popolare, in
particolare al dissesto di banca Italease, che e` gia` costato quasi 2
miliardi all’istituto presieduto da Fratta Pasini. Denaro che ora la
banca si appresta a chiedere ai soci. Ma a Verona e Lodi, tra gli
azionisti storici della societa` nata dall’unione di Popolare di Verona
e Novara e Popolare di Lodi inizia ad esserci qualcuno che vuole
chiedere conto degli errori del passato; in un articolo pubblicato da
«Il Sole-24 ore», si puo` leggere: «Il potere a Verona e` sempre bianco.
Non ci sono dubbi. Il bianco a Verona ha pero` numerose tonalita` che si
sovrappongono, si modificano in maniera impercettibile e cambiano i
perimetri e i confini del denaro, della politica e magari delle anime.
Cinquecento anni di cattolicesimo controriformista, cento di
cristianesimo sociale e sessanta di Democrazia Cristiana non permangono
soltanto nelle sacrestie, ma anche negli studi professionali, nelle
banche e nelle fondazioni. Sotto questa patina di apparente immobilita`,
non macchiata nemmeno dal verde del sindaco Tosi, in realta` si muovono
con decisione le differenti anime di un mondo che, a Verona come in
tutta Italia, e` in rapido mutamento. L’abile cinquantaquattrenne Carlo
Fratta Pasini, dopo una formazione universitaria nella Bologna
dossettiana e una carriera sotto l’ala di Giorgio Zanotto, e` stato a
lungo un cattolico che, nelle geometrie barocche della prima repubblica,
si sarebbe definito alla destra della sinistra democristiana. La sua
rete di rapporti e` in evoluzione. Oltre all’Opus Dei, ben radicata nel
ceto agrario a cui appartiene la sua famiglia ma oggi a Verona meno
centrale di una volta, e alla curia di monsignor Giuseppe Zenti, pastore
(...) senza il pallino per il denaro e
con piu` di una preoccupazione finanziaria per la sua diocesi, nella
tela del banchiere si e` irrobustito il nodo Cl-Cdo. Il suo Banco
Popolare ha appena siglato una convenzione con la Cdo: tassi agevolati
alle loro imprese. Intanto, cerca con insistenza il confronto con il
patriarca di Venezia Angelo Scola e partecipa al Meeting di Rimini»; in
un articolo pubblicato sul quotidiano «Il Giorno» il 9 dicembre
2010 Tino Modesto Volpe, presidente dell’associazione nazionale piccoli
azionisti dell’ex Banco Popolare di Lodi, dichiarava: «Notiamo che Lodi
sta diventando sempre piu` subalterna a Verona. (...) Con lo statuto in
vigore non riusciremo mai ad avere una posizione paritetica nella
leadership: c’e` scritto che nel momento in cui vuole presentare una
lista per entrare nel Consiglio di amministrazione, il primo dell’elenco
deve essere obbligatoriamente un residente nell’area storica di Verona.
E chiaro che cosi` i veronesi diventano favoriti per entrare
nell’organismo»; considerato che: il presidente Volpe aggiunge: «Abbiamo
gia` segnalato l’anomalia, tra le altre cose, in luglio al presidente
Carlo Fratta Pasini. Gli abbiamo chiesto di pensare a un meccanismo piu`
equilibrato. L’unica cosa che ha recepito e` stata quella di introdurre
la votazione a distanza, in teleconferenza. E una modifica che sara`
posta in discussione sabato in assemblea e che viene varata, guarda
caso, proprio quando ci si appresta ad affrontare la prima assemblea
ordinaria a Lodi. Fino a oggi sono state fatte tutte a Verona e i
lodigiani erano obbligati, se volevano esprimere il loro parere, a
prendere l’auto e ad andare in Veneto. Volpe si spinge anche piu` in la`.
"Qui constatiamo quotidianamente come sia Lodi a salvare Verona (...)
Per far fronte alla voragine Italease da 5 miliardi di euro si sta
pensando di vendere tutto il patrimonio della Lodi, la Caripe (gia`
ceduta), la cassa di risparmio di Pisa, Lucca e Livorno, Crema e Cremona
e cosi` via. Inoltre ci viene chiesto di aumentare il capitale per 2
miliardi di euro. A questo punto ci converrebbe ricomprarci la Lodi: il
suo valore si aggirerebbe sul miliardo e 300 mila euro. Varrebbe quasi
la pena, trovando magari altri sostenitori, tentare l’affare, rilevare
solo la «macchina banca»
con i suoi 550 sportelli. Il presidente dei piccoli azionisti si scaglia
anche contro il sistema di voto in assemblea. «Anche sabato si ripetera`
una cosa molto curiosa – denuncia –. Voteranno a favore,
automaticamente, anche coloro che si trovano al bagno, al bar o a
fumare. I servizi igienici chimici (circa 500) cosi` come la zona buffet
sono inserite all’interno dell’area post-tornelli, quella che arriva
dopo la registrazione. Al momento dell’alzata di mano solo i contrari e
gli astenuti sono invitati a dare il loro nome e a spiegare le
motivazioni. Chi non c’e` in aula in quel momento automaticamente
e` a favore. In realta` dovrebbe ripassare dal tornello ed essere
registrato come assente». L’ipotesi del riacquisto della Popolare di
Lodi lascia un po’ perplessa Giusy Santus, socia e sindacalista
dell’istituto di credito», la quale afferma che «Niente e` impossibile
(...). In realta` bisognerebbe vedere se la banca e` in vendita e finora
non e` stata messa nell’elenco. Forse bisognava pensarci prima. Lodi
subalterna? Non e` escluso. Preoccupante e` il fatto che non appaia in
posizione paritetica a Novara e Bergamo»; in risposta ad una domanda
dell’azionista Volpe, in merito alle sanzioni irrogate a Castellotti, ed
oggetto dell’atto di sindacato ispettivo 4-04155 dell’interrogante,
Fratta Pasini dichiarava che le sanzioni non fanno perdere i requisiti
di onorabilita`, e che non era certamente l’interrogante
titolato a dare lezioni, si chiede di sapere: se al Governo risulti che
il dissesto di banca Italease, che e` gia` costato quasi 2 miliardi di
euro all’istituto presieduto da Carlo Fratta Pasini, denaro che la banca
ha chiesto di ripianare ai soci, non sia addebitabile ad una gestione
allegra di amministratori ancora in carica, per i quali non e` mai stata
richiesta azione di responsabilita`; se risponda al vero che sia la ex
Banca Popolare di Lodi a salvare la Banca Popolare di Verona, per far
fronte alla voragine Italease costata complessivamente, secondo le
associazioni dei piccoli azionisti, ben 5 miliardi di euro; se sia vero
che, per ripianare le voragini di gestioni imprudenti con i prodotti
derivati, il presidente Fratta Pasini si accinga a vendere tutto il
patrimonio della Lodi, ovvero oltre a Caripe (gia` ceduta), la Cassa di
risparmio di Pisa, Lucca e Livorno, Crema e Cremona, ed altro ancora; se
risulti che l’abile cinquantaquattrenne Carlo Fratta Pasini, dopo una
formazione universitaria nella Bologna dossettiana e una carriera sotto
l’ala di Giorgio Zanotto, abbia una sua rete di rapporti in evoluzione,
come l’Opus Dei e la curia del richiamato monsignor Giuseppe Zenti; se
risponda al vero che nella tela del banchiere vi sia il nodo Cl-Cdo, con
il Banco Popolare che ha appena siglato una convenzione con la Cdo con
tassi agevolati alle loro imprese, e se sia vero che l’impunita` dei
banchieri che vengono sanzionati non fanno perdere i requisiti di
onorabilita`; quali misure urgenti il Governo intenda intraprendere per
evitare che la casta dei banchieri, come Fratta Pasini, possa utilizzare
i denari dei depositanti per favorire amici degli amici, come nel caso
di specie la diocesi e le imprese legate a Comunione e Liberazione,
«taglieggiando» al contrario la clientela normale che continua a pagare
costi dei conti correnti
tra i piu` cari del mondo, nello specifico pari a 295 euro, contro una
media di 115 euro della media dei Paesi europei.
(3-01817) |
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Interrogazione Parlamentare
-Senato della Repubblica-
Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-04155
Pubblicato il 24 novembre 2010
Seduta n. 465
LANNUTTI - Al
Ministro dell'economia e delle finanze. -
Premesso che a quanto risulta all'interrogante la Commissione nazionale
per la società e la borsa (Consob) e la Banca d'Italia hanno comminato
nel tempo 35 sanzioni per circa 500.000 euro al vicepresidente del Banco
popolare di Lodi, Guido Duccio Castellotti, per: concessione di
finanziamenti per un totale di 200.000 euro senza alcuna garanzia;
carenze nei controlli interni; rigetto ricorso per sanzioni; carenza
nell'assetto di governance nell'organizzazione e nei controlli
interni; carenze nell'organizzazione e nei controlli in materia di
antiriciclaggio; carenza nell'organizzazione e nei controlli del
comparto immobiliare; anomalie nelle modalità di copertura dei requisiti
patrimoniali anomalie nella comunicazione dei requisiti patrimoniali;
mancato rispetto delle disposizioni in materia di forme tecniche del
bilancio su base individuale e su base consolidata; mancata
evidenziazione del trasferimento dei rischi irregolare contabilizzazione
di pronti contro termine strutturati; garanzie non contabilizzate;
derivati strutturati non contabilizzati, mancata rappresentazione dei
rischi di titoli "mezzanine" e non corretta valutazione dei titoli
junior; bilancio di esercizio 2004 individuale e consolidato gravato
da minusvalenze e perdite non contabilizzate; opzione non
contabilizzata; anomalie nella concessione dei grandi fidi e gestione
dei grandi rischi; anomalie nella concessione di grandi fidi e gestione
dei grandi rischi (violazione della normativa in materia di
concentrazione del rischio, carenza dell'istruttoria erogazione,
gestione e controllo del credito); artifici utilizzati nella tentata
acquisizione della banca Antonveneta (BAPV) per dissimulare gli
interventi effettuati e le reali dimensioni del patrimonio; carenze
nell'esercizio delle funzioni di capogruppo; violazione del combinato
disposto degli articoli 114, comma 5, del testo unico delle disposizioni
in materia di intermediazione finanziaria (TUF) di cui al decreto
legislativo n. 58 del 1998 e 70, comma 4, del cosiddetto regolamento
emittenti di cui alla delibera Consob n. 11971 del 1999, relativamente
alle omissioni nel documento informativo del 23 maggio 2005 in merito
alle dismissioni di minorities per circa 1,2 miliardi di euro
complessivi, alla stipula del contratto di cessione di minorities
del 18 maggio 2005 con la Deutsche Bank (DB) e al connesso contratto CDT;
violazione del combinato disposto degli articoli 102, comma 1, e 103,
comma 4, lett. a), del TUF, in relazione alle omissioni
informative concernenti le operazioni di cessioni di minorities e
i connessi contratti CDT nel documento di Opa; violazione del combinato
disposto dell'art. 95, comma 1, lett. a), del TUF e dell'art. 11
del regolamento emittenti, relativamente alle omissioni informative in
merito ai contratti CDT con DB nel primo supplemento al citato prospetto
informativo di BPI pubblicato in data 2 luglio 2005; violazione del
combinato disposto dell'art. 95, comma 1, lett. a), del TUF e
dell'art. 11 del regolamento emittenti, relativamente alle omissioni
informative in merito ai contratti CDT con DB nel secondo supplemento al
prospetto informativo di BPI pubblicato in data 8 luglio 2005;
violazione del combinato disposto degli articoli 103, comma 4, lett. a),
del TUF, e 38, comma 5, del Regolamento Emittenti, per omissioni
informative nel supplemento ai documenti di Opa e Opasc pubblicato in
data 20 luglio 2005 in merito ai contratti CDT; violazione dell'art.
106, comma 1, del TUF, in relazione alla mancata promozione dell'Opa
obbligatoria da parte di BPI; mancato rispetto dei coefficienti
prudenziali minimi obbligatori nell'arco temporale ricompresso tra
ultima decade aprile 2005 e maggio 2005; difformità tra le comunicazioni
effettuate alla Banca d'Italia e quanto attuato nell'esecuzione delle
diverse operazioni di rafforzamento patrimoniale; omessa comunicazione
alla Banca d'Italia dell'opzione put concessa alla Deutsche Bank;
acquisizione da parte della BPI del controllo della BAPV in assenza
della preventiva autorizzazione; acquisizione da parte della BPI di
partecipazioni rilevanti nel capitale della BAPV; detenzione da parte
della BPI di una partecipazione superiore a quella autorizzata nel
capitale della BAPV per il tramite dell'interposizione dei fondi
"generation Fund";
considerato che:
Guido
Duccio Castellotti sedeva nel precedente Consiglio di amministrazione
della Banca popolare di Lodi con Gianpiero Fiorani amministratore
delegato;
Gianpiero Fiorani è in carcere perché indagato per gravi reati
riconducibili alla sua carica;
l'assemblea della Banca popolare di Lodi nel gennaio 2006 nominava il
nuovo Consiglio di amministrazione rinnovando la carica ai due
consiglieri di amministrazione della gestione Fiorani: Giorgio Olmo, ex
vice presidente, e Guido Duccio Castellotti;
nel
2010 Guido Duccio Castellotti è stato nominato Vice Presidente vicario
del Consiglio di sorveglianza del Banco popolare con un compenso di
circa 300.000 euro;
nel
luglio 2010 Guido Duccio Castellotti è stato eletto nel Consiglio di
amministrazione dell'Abi, l'Associazione bancaria italiana. In
rappresentanza del Banco popolare, sono stati poi eletti il presidente
Carlo Fratta Pasini, l'altro vicepresidente Maurizio Comoli di Novara,
il presidente del Consiglio dei ministri di gestione Vittorio Coda e
l'amministratore delegato del Banco popolare Pierfrancesco Saviotti;
Guido
Duccio Castellotti, inoltre, è presidente della fondazione della Banca
popolare di Lodi, creata dopo la fusione fra Lodi e Verona del 2007 con
il preciso scopo di sostenere i progetti di sviluppo di ampio respiro.
Fino a questo momento la fondazione ha erogato 6 milioni e mezzo di
euro, nel periodo compreso tra 2009 e 2010. Più precisamente, nel corso
del 2009 l'ente ha distribuito nel lodigiano 4.300.000 euro. Nel 2010
invece ha erogato 2.200.000 euro, distribuiti su di un totale di 103
progetti a carattere sociale, culturale, scolastico. E a proposito di
progetti legati al lodigiano, solo poco tempo fa Castellotti era
intervenuto per sottolineare che la fondazione non sarebbe mai venuta
meno agli impegni presi sul fronte dell'università, al fine di destinare
ogni anno delle risorse;
considerato inoltre che:
gli
amministratori devono adempiere i doveri previsti dalla legge e
dall'atto costitutivo con la diligenza del mandatario (art. 2392 codice
civile). Se non lo fanno, causano un danno alla società e possono essere
dichiarati responsabili nei confronti di questa su azione che deve
essere deliberata dall'assemblea ordinaria a maggioranza dei soci (art.
2393 del codice civile). Inoltre se gli amministratori agiscono con dolo
o negligenza e causano un danno ai creditori sociali, a singoli soci,
oppure a terzi sono responsabili nei confronti di questi su azione
proposta da chi resta danneggiato dall'operato dell'amministratore;
Olmo
e Castellotti, in quanto consiglieri, erano responsabili come lo era
Fiorani perché erano tenuti a vigilare sul corretto operato della banca
e non l'hanno fatto;
a
giudizio dell'interrogante la presenza di consiglieri di amministrazione
della gestione Fiorani che con lui hanno condiviso scelte e indirizzi
della banca sia del tutto inopportuna per il rilancio della stessa e per
la tutela dei piccoli azionisti e dei risparmiatori della banca;
a
giudizio dell'interrogante la credibilità del sistema bancario italiano,
in particolare di Banca d'Italia, Consob e ABI, non può permettersi che
Guido Duccio Castellotti, nonostante le numerose sanzioni ricevute,
continui a ricoprire ruoli dirigenziali nel Banco popolare e nell'ABI
stessa;
sono
circa 200.000 i piccoli azionisti del Banco popolare che non sono a
conoscenza delle numerose sanzioni a carico del vicepresidente
Castellotti;
secondo l'interrogante, le ammende comminate risultano risibili vista la
gravità dei comportamenti reiterati relativamente alle inadempienze
descritte in merito al fatto che in questo periodo c'era una liaison
tra il Banco popolare di Lodi, di Gianpiero Fiorani, con il capo della
vigilanza di Banca d'Italia, dottoressa Tarantola, come evidenziato
anche nell'atto di sindacato ispettivo 4-04128,
ad
avviso dell'interrogante:
quando le numerose sanzioni inflitte da Consob e Banca d'Italia, seppur
lievi e risibili per la gravità dei comportamenti reiterati, invece di
comportare un allontanamento del sanzionato dal settore finanziario,
vengono poi assorbite dai lauti compensi degli amministratori delle
banche, come nel caso del vicepresidente Guido Duccio Castellotti, è
quantomeno inutile il ruolo degli organi di vigilanza;
i
risparmiatori e piccoli azionisti del Banco popolare hanno il diritto di
essere messi al corrente delle numerose sanzioni irrogate a Guido Duccio
Castellotti;
Guido
Duccio Castellotti, che sin dai tempi di Fiorani era tenuto a vigilare
sul corretto operato della banca, e non l'ha fatto, e che continua nella
sua negligenza nonché in comportamenti contrari alle corrette regole
bancarie, dovrebbe dimettersi lasciando l'incarico a persone oneste ed
espressione dell'intero azionariato,
si
chiede di sapere quali siano le valutazioni del Governo per gli aspetti
di propria competenza sulla questione esposta in premessa. |
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dal sito
http://finanza.lastampa.it/Notizie
29/10/2010 12.23
Prosegue la discesa di Banco Popolare
Continua a perdere terreno Banco Popolare,
oggetto di vendite massicce a partire dall’inizio della settimana. I
volumi in aumento rispetto alla media giornaliera segnalano l’importanza
del movimento che, dopo la violazione dei supporti posti in area 4 euro,
ha innescato un’accelerazione al ribasso verso 3,82 euro circa. Il
rischio è ora che la discesa prosegua in direzione dei prossimi supporti
in area 3,70, la cui tenuta eviterà affondi fino a 3,45 euro circa.
Solo il ritorno oltre 4 euro, ora resistenze, consentiranno al titolo di
riprendere quota in direzione di 4,15 e quindi di tentare la ricopertura
del gap down lasciato aperto lunedì a 4,30 euro circa.(MC) |
GIOVEDI' 28 OTTOBRE 2010
La relazione del
Consiglio di Gestione (Il Sole 24 Ore Radiocor) -
Roma, 25 ott - Piu' penetrazione nei
territori, piu' competivita', incremento dei coefficienti
patrimoniali del gruppo, anticipando l'allineamento ai piu'
stringenti requisiti richiesti da Basilea 3. Sono le ragioni
dell'aumento di capitale fino a due miliardi del
Banco Popolare, come apprende Radiocor,
contenute nella relazione del Consiglio di gestione. In piu'
attraverso il consolidamento del profilo patrimoniale, il Banco
Popolare conseguira' anche un rafforzamento della propria
posizione competitiva all'interno del
mercato finanziario nazionale. La
disponibilita' di adeguate risorse patrimoniali, in particolare,
e' condizione per poter aumentare ulteriormente la penetrazione
del Banco Popolare nei territori presidiati dalle proprie banche
commerciali. Un piu' elevato profilo patrimoniale consentira' di
accentuare la competitivita' del gruppo, migliorare il proprio
posizionamento di mercato e, quindi, la redditivita'
complessiva. Il collocamento e' stato garantito da un consorzio
di garanzia costituito da
Mediobanca e BofA
Merrill Lynch in qualita' di
joint global coordinators e
joint bookrunners mentre da
Credit Suisse,
Goldman Sachs e
Deutsche Bank in qualita' di joint
bookrunners. Lo
studio legale che segue il Banco Popolare
e'
Pavesi Gitti Verzoni con gli avvocati
Carlo Pavesi, Diego Riva e Alessandro
Cipriani.
Alberta Figari e Filippo Isacco dello
studio
Clifford Chance hanno seguito invece
Mediobanca e BofA Merrill Lynch. L'assemblea del Banco Popolare
si riunira' sabato 11 dicembre in seduta straordinaria per il
via libera all'aumento di capitale. Sim (RADIOCOR) 28-10-10 1
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La relazione del Consiglio di Gestione (Il Sole 24 Ore Radiocor)
-
Roma, 25 ott - Piu' penetrazione nei
territori, piu' competivita', incremento dei coefficienti
patrimoniali del gruppo, anticipando l'allineamento ai piu'
stringenti requisiti richiesti da Basilea 3. Sono le ragioni
dell'aumento di capitale fino a due miliardi del
Banco Popolare, come apprende Radiocor,
contenute nella relazione del Consiglio di gestione. In piu'
attraverso il consolidamento del profilo patrimoniale, il Banco
Popolare conseguira' anche un rafforzamento della propria
posizione competitiva all'interno del
mercato finanziario nazionale. La
disponibilita' di adeguate risorse patrimoniali, in particolare,
e' condizione per poter aumentare ulteriormente la penetrazione
del Banco Popolare nei territori presidiati dalle proprie banche
commerciali. Un piu' elevato profilo patrimoniale consentira' di
accentuare la competitivita' del gruppo, migliorare il proprio
posizionamento di mercato e, quindi, la redditivita'
complessiva. Il collocamento e' stato garantito da un consorzio
di garan
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Banco Popolare: con aumento capitale "piu' penetrazione
in territori"
GIOVEDI' 28 OTTOBRE 2010
La relazione del Consiglio di Gestione (Il Sole 24 Ore
Radiocor) -
Roma, 25 ott - Piu' penetrazione nei territori, piu'
competivita', incremento dei coefficienti patrimoniali del gruppo,
anticipando l'allineamento ai piu' stringenti requisiti richiesti da
Basilea 3. Sono le ragioni dell'aumento di capitale fino a due miliardi
del
Banco Popolare, come apprende Radiocor, contenute
nella relazione del Consiglio di gestione. In piu' attraverso il
consolidamento del profilo patrimoniale, il Banco Popolare conseguira'
anche un rafforzamento della propria posizione competitiva all'interno
del
mercato finanziario nazionale. La disponibilita' di
adeguate risorse patrimoniali, in particolare, e' condizione per poter
aumentare ulteriormente la penetrazione del Banco Popolare nei territori
presidiati dalle proprie banche commerciali. Un piu' elevato profilo
patrimoniale consentira' di accentuare la competitivita' del gruppo,
migliorare il proprio posizionamento di mercato e, quindi, la
redditivita' complessiva. Il collocamento e' stato garantito da un
consorzio di garanzia costituito da
Mediobanca e BofA
Merrill Lynch in qualita' di
joint global coordinators e
joint bookrunners mentre da
Credit Suisse,
Goldman Sachs e
Deutsche Bank in qualita' di joint bookrunners. Lo
studio legale che segue il Banco Popolare e'
Pavesi Gitti Verzoni con gli avvocati
Carlo Pavesi, Diego Riva e Alessandro Cipriani.
Alberta Figari e Filippo Isacco dello studio
Clifford Chance hanno seguito invece Mediobanca e
BofA Merrill Lynch. L'assemblea del Banco Popolare si riunira' sabato 11
dicembre in seduta straordinaria per il via libera all'aumento di
capitale. Sim (RADIOCOR) 28-10-10 17:07:00 (0401)news 5 NNNN
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GIOVEDI' 28 OTTOBRE 2010
La relazione del
Consiglio di Gestione (Il Sole 24 Ore Radiocor) -
Roma, 25 ott - Piu' penetrazione nei
territori, piu' competivita', incremento dei coefficienti
patrimoniali del gruppo, anticipando l'allineamento ai piu'
stringenti requisiti richiesti da Basilea 3. Sono le ragioni
dell'aumento di capitale fino a due miliardi del
Banco Popolare, come apprende Radiocor,
contenute nella relazione del Consiglio di gestione. In piu'
attraverso il consolidamento del profilo patrimoniale, il Banco
Popolare conseguira' anche un rafforzamento della propria
posizione competitiva all'interno del
mercato finanziario nazionale. La
disponibilita' di adeguate risorse patrimoniali, in particolare,
e' condizione per poter aumentare ulteriormente la penetrazione
del Banco Popolare nei territori presidiati dalle proprie banche
commerciali. Un piu' elevato profilo patrimoniale consentira' di
accentuare la competitivita' del gruppo, migliorare il proprio
posizionamento di mercato e, quindi, la redditivita'
complessiva. Il collocamento e' stato garantito da un consorzio
di garanzia costituito da
Mediobanca e BofA
Merrill Lynch in qualita' di
joint global coordinators e
joint bookrunners mentre da
Credit Suisse,
Goldman Sachs e
Deutsche Bank in qualita' di joint
bookrunners. Lo
studio legale che segue il Banco Popolare
e'
Pavesi Gitti Verzoni con gli avvocati
Carlo Pavesi, Diego Riva e Alessandro
Cipriani.
Alberta Figari e Filippo Isacco dello
studio
Clifford Chance hanno seguito invece
Mediobanca e BofA Merrill Lynch. L'assemblea del Banco Popolare
si riunira' sabato 11 dicembre in seduta straordinaria per il
via libera all'aumento di capitale. Sim (RADIOCOR) 28-10-10
17:07:00 (0401)news 5 NNNN
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GIOVEDI' 28 OTTOBRE 2010
La relazione del
Consiglio di Gestione (Il Sole 24 Ore Radiocor) -
Roma, 25 ott - Piu' penetrazione nei
territori, piu' competivita', incremento dei coefficienti
patrimoniali del gruppo, anticipando l'allineamento ai piu'
stringenti requisiti richiesti da Basilea 3. Sono le ragioni
dell'aumento di capitale fino a due miliardi del
Banco Popolare, come apprende Radiocor,
contenute nella relazione del Consiglio di gestione. In piu'
attraverso il consolidamento del profilo patrimoniale, il Banco
Popolare conseguira' anche un rafforzamento della propria
posizione competitiva all'interno del
mercato finanziario nazionale. La
disponibilita' di adeguate risorse patrimoniali, in particolare,
e' condizione per poter aumentare ulteriormente la penetrazione
del Banco Popolare nei territori presidiati dalle proprie banche
commerciali. Un piu' elevato profilo patrimoniale consentira' di
accentuare la competitivita' del gruppo, migliorare il proprio
posizionamento di mercato e, quindi, la redditivita'
complessiva. Il collocamento e' stato garantito da un consorzio
di garanzia costituito da
Mediobanca e BofA
Merrill Lynch in qualita' di
joint global coordinators e
joint bookrunners mentre da
Credit Suisse,
Goldman Sachs e
Deutsche Bank in qualita' di joint
bookrunners. Lo
studio legale che segue il Banco Popolare
e'
Pavesi Gitti Verzoni con gli avvocati
Carlo Pavesi, Diego Riva e Alessandro
Cipriani.
Alberta Figari e Filippo Isacco dello
studio
Clifford Chance hanno seguito invece
Mediobanca e BofA Merrill Lynch. L'assemblea del Banco Popolare
si riunira' sabato 11 dicembre in seduta straordinaria per il
via libera all'aumento di capitale. Sim (RADIOCOR) 28-10-10
17:07:00 (0401)news 5 NNNN
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(ANSA) - MILANO, 27 OTT - Il Banco Popolare ha collocato un prestito
obbligazionario subordinato a 10 anni per un ammontare di un mld di
euro, nell'ambito del programma Emtn. Il bond a tasso fisso offre un
rendimento all'emissione di 320 punti base sopra al tasso benchmark mid
swap. L'emissione è stata allocata per il 29% nel mercato domestico, per
il 61% in Europa e per il 10% nei Paesi extra europei. L'istituto
sottolinea le ampie adesioni raccolte, con prenotazioni per un importo
doppio rispetto all'ammontare emesso. |
B.Popolare: asse Saviotti-Draghi sull'aumento (MF)
Dowjones
MILANO (MF-DJ)--Nemmeno l'ultima proposta,
presentata in via informale da Bnp Paribas, e'
servita a smuovere Pier Francesco Saviotti dalla
convinzione che l'aumento di capitale da 2 mld euro
fosse l'unica strada da seguire per rafforzare i
coefficienti patrimoniali del B.Popolare rimborsando
allo stesso tempo il Tremonti bond. L'istituto
francese, che nelle settimane scorse aveva fatto
conoscere a Saviotti il proprio interesse per il
Credito Bergamasco e per la Cassa di Risparmio di
Lucca, Pisa e Livorno, valutati circa 3 mld, sarebbe
stato disponibile a estendere un'eventuale offerta
anche sulle popolari di Crema e Cremona, mettendo
sul piatto altri 500 mln. Questa soluzione avrebbe
tuttavia privato il Banco di alcuni degli asset piu'
redditizi, facendolo allo stesso tempo diventare il
target ideale per un takeover ostile. Un pericolo,
quest'ultimo, che sarebbe stato ben presente anche
al governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi,
che avrebbe dunque appoggiato la scelta di Saviotti
di passare attraverso la strada dell'aumento di
capitale anziche' attraverso quella della cessione
dei gioielli di famiglia.
Per questo, si legge in un articolo di MF, il
consiglio di gestione e quello di sorveglianza del
Banco, riunitisi d'urgenza domenica 24 ottobre, dopo
le anticipazioni riportate sabato 23 da MF-Milano
Finanza, hanno cosi' deliberato di chiedere
all'assemblea (che si terra' presumibilmente in
dicembre) la delega per procedere all'aumento di
capitale da 2 mld. red/alb alberto.chimenti@mfdowjones.it
(END) Dow Jones Newswires
October 26, 2010 02:21 ET (06:21
GMT)
Copyright (c) 2010 MF-Dow Jones
News Srl.
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dal sito http://www.finanze.net
26/10/2010
Banco Popolare, un segno di quello
che deve accadere al sistema bancario
Prima banca italiana, che dopo avere passato lo stress test per le
banche europee con successo, vara un aumento di capitale da 2 miliardi,
su circa 11 di
mezzi propri attuali e 135 di attivi. L'aumento arriva dopo che
Standard Chartered e Deutsche Bank hano chiesto nelle scorse settimane
rispettivamente cinque e dieci miliardi di euro al mercato.
L'operazione è di dimensioni notevoli rispetto ai
mezzi propri della banca ed è apparentemente inspiegabile come lo
sono quelle delle altre due europee.
Viene giustificata con i limiti di Basilea 3, per i quali peraltro le
banche avrebbero lunghi anni per adempiere e contrasta con le smentite
di alcune settimane fa da parte della direzione quando Milano Finanza
anticipava questa operazione.
Quello che succede è che gli attivi delle banche, per tutta una serie di
aritifici contabili consentiti dalla normativa europea, non rispecchiano
a bilancio il loro effettivo valore di liquidazione. Titoli in
portafoglio al prezzo di costo che valgono oggi meno o crediti forse
non esigibili in bilancio al
nominale gonfiano artificialmente il bilancio delle banche.
Supponendo che alcune poste dell'attivo valgano meno di quanto esposto a
bilancio, se questo fosse riflesso nella loro valorizzazione
implicherebbe immediatamente un abbattimento di capitale di pari
dimensione. Per fare un esempo, su 135 milioni di attivo del Banco
Popolare, una svalutazione del valore di mercato del 5% delle poste che
ne compongono l'attivo porterebbe ad un abbattimento dei
mezzi propri di oltre 8 miliardi. Con i livelli di
leva
finanziaria che sopportano questi istituti ci vuol poco a metterne
in discussione la sopravvivenza,
Come alcuni analisti più attenti hanno notato, il motivo per cui si
rendono necessarie queste operazioni è la qualità del portafoglio
crediti e titoli in pancia alle banche, non il previdente adeguamento ai
futuri limiti di Basilea 3.
Come un ubriaco che affoga nell'alcol i propri debiti di gioco, il
mercato ha bevuto durante tutti questi mesi la tesi che le banche
italiane fossero più solide delle loro equivalenti in giro per l'Europa,
e ha fatto il pieno di obbligazioni bancarie, tra le ultime da evitare
quella emessa in questi giorni dal Monte dei Paschi, che spesso offrono
buone cedole, in particolare quelle perpetue.
Proprio su quest'ultimo istituto si sono concentrati ieri i timori per
un'analoga operazione, ipotesi che ci sembra plausbile.
Stamattina i risultati di UBS, altro colosso con i piedi di argilla. |
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dal sito
http://www.trend-online.com/ 26 ottobre 2010
Il Banco Popolare ha inaugurato la
settimana con una debacle
Il Banco Popolare ha inaugurato la settimana con una debacle, dopo
che i vertici dell'istituto hanno approvato l'operazione sul capitale da
2 miliardi, finalizzata a rafforzare il patrimonio del gruppo in vista
del rimborso dei Tremonti Bond (1,45 miliardi) e dell'entrata in vigore
nei prossimi anni di Basilea III. L'aumento di capitale, comunque, verrà
lanciato nel corso del 2011.
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dal sito http://www.ilgiornale.it/
Lunedì 25 Ottobre 2010
Banco Pop, l’aumento da 2 miliardi
parte nel 2011
Due miliardi massimi di aumento di capitale, da realizzarsi già nel
primo trimestre 2011 con un consorzio di garanzia guidato da Mediobanca
e Bofa Merrill Lynch, per rimborsare 1,45 miliardi di Tremonti bond,
aumentare gli utili e per evitare la dismissione di asset strategici. Il
Banco Popolare ha tratto il dado della ricapitalizzazione un po’ in
anticipo rispetto a quanto si aspettasse il mercato, varando ieri un
percorso (approvato prima dal consiglio di gestione e poi da quello di
sorveglianza, riuniti a Verona) che prevede un’assemblea a dicembre, per
assegnare la delega a procedere con l’operazione al consiglio guidato da
Pierfrancesco Saviotti. Gli utlimi dettagli sono stati messi insieme
nella notte tra sabato e dominica, tra il top manager del Banco e gli
sherpa di Mediobanca.
L’aumento potrebbe anche andare sul mercato in più di una tranche, entro
due anni. Ma la previsione di ambienti vicini all’operazione è che possa
andare tutto al più presto, dunque tra febbraio e marzo prossimi. Le
nuove azioni saranno offerte in opzione ai soci, ma anche ai possessori
delle obbligazioni convertibili emesse quest’anno e in scadenza nel ’14.
Prima però la banca eliminerà il vincolo del valore nominale delle
azioni pari a 3,6 euro. Saviotti ha accelerato l’operazione convinto di
avere una buona finestra di mercato a disposizione, ma soprattutto forte
della garanzia di un consorzio di prim’ordine. Mediobanca ha lavorato
all’operazione per tutti gli ultimi due mesi, a stretto contatto con
l’ad, notoriamente assai stimato da Piazzetta Cuccia, al quale viene
riconosciuto il merito di aver reso più efficienti sia la struttura, sia
la rete della banca. Anticipando ai primi mesi dell’anno prossimo il
rimborso dei Tremonti bond, il Banco potrà mettere da subito in conto
economico i 120 milioni degli oneri legati al prestito del governo, che
dunque si trasformano in utile netto già per il 2011. Il Tier 1
migliorerà di 216 punti base.
Le motivazioni strategiche della richiesta di nuove risorse ai soci sono
anche l’esigenza di allineamento ai più stringenti requisiti
patrimoniali nell’ambito del processo di Basiela 3 e un più forte
posizionamento sul mercato in vista degli effetti della ripresa
economica. Il che, tradotto, significa anche stop alle cessioni di asset
(come Creberg o CariLucca) che fossero definitivamente considerati
strategici nel prossimo piano d’impresa, che a questo punto sarà fatto
partendo dalla nuova situazione patrimoniale. Non è escluso che, di
fronte a offerte interessanti, Saviotti decida comunque di cedere asset
non core: questo si vedrà.
Di certo un’operazione di questo tipo era comunque obbligatoria: meglio
farla subito ha deciso Saviotti. Mentre gli analisti e il mercato
scommettono che anche le altre banche retail dovranno, nel 2011,
rafforzare il capitale. Tutte, nessuna esclusa. In questo gruppo, tra
l’altro, il Banco non partiva neanche messo troppo male: agli stress
test di luglio, il Tier 1 della banca al 2011, nel peggiore scenario
possibile, era risultato pari al7%, dietro a Intesa (8,2%) e
Unicredit(7,8%), ma davanti a Ubi (6,8%) e Mps (6,2%).
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(ANSA) - ROMA, 24 OTT - Banco Popolare vara un aumento di capitale
fino a un importo massimo di 2 miliardi. Lo hanno deliberato oggi
pomeriggio i Consigli di Gestione e di Sorveglianza dell'Istituto. La
proposta verra' ora sottoposta all'Assemblea straordinaria dei soci per
aumentare il capitale sociale a pagamento e in via scindibile, per un
importo massimo di 2 miliardi.'L'operazione approvata oggi - spiega una
nota - permette di provvedere al rimborso dei 'Tremonti bond',per un
importo pari ad 1,45 miliardi |
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dal sito
http://finanza.lastampa.it
22/10/2010 08.23
Banco Popolare cerca di fronteggiare le
pressioni ribassiste
Grafico di forza relativa in deciso calo
quello che presenta il Banco Popolare nei confronti dell'indice di
riferimento (Ftse Mib). Il titolo sta cercando di riportarsi stabilmente
al di sopra di quota 4,30, livello violato settimana scorsa, nel
tentativo di scongiurare la realizzazione di un nuovo segmento
ribassista che proietti target sui minimi primaverili in area 4,00, in
prima battuta, e piu' in basso a 3,80 e 3,50 almeno. Segnali di ripresa
credibili verranno comunque generati solo a seguito del superamento di
area 4,50, introduttivo al test a 4,70 ed al successivo allungo fino a
4,90/95 circa. ( FAD)
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da :
http://finanza.lastampa.it/Notizie
La Stampa.it
14/10/2010 11.33
Banco Popolare in rosso: presto le
trattative sugli esuberi
Banco Popolare in ripiegamento: il titolo cede lo 0,52% e si porta a
4,29 euro dopo aver toccato un minimo di seduta a 4,28 euro. Il
responsabile risorse umane del gruppo Roberto Speziotto ha dichiarato
che il piano da 500 esuberi nel 2011 e da altri 300 entro la fine
dell'anno entrerà nelle fase delle trattative con i sindacati a partire
dal prossimo 27 ottobre. La società, aggiunge l'agenzia di stampa
Reuters, ha anche annunciato 80 nuove assunzione e la stabilizzazione di
600 precari. Il quadro grafico del titolo indica una forte pressione sui
supporti di quota 4,3 euro al di sotto dei quali una estensione dei
ribassi a quota 4 euro sarebbe assai probabile e l'azione potrebbe anche
impostare un pattern con target in zona 3,5 euro. I minimi odierni in
zona 4,28 euro confermano l'esitenza di un supporto ancora solido in
zona 4,3 euro e, nel caso in cui i corsi fossero respinti al rialzo da
questi sostegni, l'azione potrebbe tentare nuovi assalti alle resistenze
di area 4,5 euro e dunque agli ostacoli in zona 4,8-4,9 euro.
(GD) |
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da Finanzaonline.com -
12.10.10/11:05
Banco Popolare ancora sotto pressione,
SocGen consiglia di vendere il titolo -2-
Indiscrezioni che hanno fatto scivolare in Borsa il titolo della banca
veronese. Una discesa a cui ha contribuito il downgrade di Moody´s:
l´agenzia ha tagliato da stabile a negativo l´outlook dei rating sui
depositi a lungo termine del Banco Popolare, riducendo da C- a D+ il
rating della forza finanziaria. Subito dopo le speculazioni, il Banco ha
annunciato la vendita della Caripe a Tercas per 228 milioni di euro.
Un´operazione che avrà un impatto positivo di 17 punti base sul Core
tier 1 del gruppo.
"La nostra visione è che il Banco Popolare sia sotto pressione dopo il
downgrade di Moody´s e sulla scelta di altre dismissioni di asset no
core dopo la cessione di Caripe", scrive Societe Generale. Di
conseguenza, un aumento di capitale oltre le aspettative e la vendita di
asset core "potrebbero rappresentare il solo modo per assecondare i
nuovi requisiti di capitale". Secondo gli esperti, una
ricapitalizzazione di 2 miliardi di euro a 4 euro per azione implica una
diluizione del 38% delle stime di Eps 2011, mentre un prezzo di 3,5 euro
per azione implicherebbe una diluizione del 42%. I benefici in termini
di Core tier 1 dovrebbero arrivare a 224 punti base. In uno scenario di
vendita del Credito Bergamasco e delle Casse toscane, il beneficio per
il Core tier 1 sarà di 278 punti base con una diluizione del 37% delle
stime di Eps 2011.
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DA
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-10-10/bilanci-salvati-lifting-080117
Da Il Sole 24 Ore.com
di
Morya Longo
10 ottobre 2010
I bilanci? Salvati da
un lifting
C'è chi usa complesse operazioni di pronti-contro-termine
per dimezzare i debiti a breve scadenza prima di chiudere i
conti trimestrali. Chi invece, pur aumentando i crediti in
sofferenza, tampona le ferite riducendo gli accantonamenti.
Per non parlare di chi i crediti dubbi li mette
letteralmente sotto il tappeto. Benvenuti nel mondo dove la
realtà supera la fantasia: quello dei bilanci delle banche.
Negli anni in cui l'economia rallenta verso il fantasma di
una seconda recessione, e in cui Basilea 3 chiede maggior
rigore, i trucchetti per mantenere a galla stato
patrimoniale e conto economico si moltiplicano. Dove
si può – dove cioè la legge lo consente – una stiracchiatina
al bilancio la danno in fondo un po' tutte le banche del
mondo. Il problema è che sono tanti i punti dove, grazie
alla normativa attuale, il bilancio si può stiracchiare. «Il
Sole 24 Ore» ha fatto un viaggio nel mondo del credito,
aiutato da otto diversi esperti: tre analisti, tre banchieri
e due operatori di mercato, che preferiscono restare
anonimi. Allacciate le cinture di sicurezza: si parte.
Effetto autovelox
Iniziamo il viaggio dalla ben nota Lehman Brothers, dove
prima del crack andavano di moda i «Repo 105». «One-O-five»,
con accento rigorosamente americano. Non si tratta di una
stazione radiofonica, ma di un trucco – scoperto dalle
autorità dopo il crack – che permetteva alla banca d'affari
di nascondere dal bilancio alcuni attivi ogni tre mesi. Il
gioco era semplice: pochi giorni prima della chiusura di
ogni trimestre, Lehman stipulava alcuni contratti di pronti
contro termine (repo in inglese) con alcuni fondi o vari
investitori. In sostanza cedeva loro dei titoli in grandi
quantità e riceveva in cambio contanti, con l'impegno già
scritto di fare lo scambio opposto dopo pochi giorni. Poi,
scavallata la chiusura del trimestre, l'operazione si
chiudeva. In questo modo Lehman, quando scattava la
"fotografia" del bilancio trimestrale, appariva con meno
attivi in portafoglio e con più liquidità: cioè si mostrava
ben più "snella" di come in realtà fosse.
Ma pochi mesi fa il «Wall Street Journal» ha scoperto che
giochini simili li fanno tutte le banche: prendendo i dati
dei 18 maggiori istituti mondiali (da Bank of America a
Citigroup, fino alla tedesca Deutsche Bank) il quotidiano
Usa ha calcolato che sul mercato dei pronti contro termine
ogni trimestre queste banche riducono i debiti a breve
mediamente del 42% rispetto ai picchi massimi del mese.
Insomma: tanti istituti si presentano all'appuntamento della
chiusura del trimestre con un aspetto più snello. Qualche
analista lo chiama «effetto autovelox»: si frena prima della
fotografia e si riparte subito dopo.
In realtà, però, l'inchiesta delle Autorità Usa
non ha rivelato particolari scorrettezze nelle
18 banche, diversamente da quella sul caso
Lehman. Alla fine hanno semplicemente chiesto
maggiore trasparenza, ma hanno ritenuto la loro
attività lecita e regolare. «Noi operiamo sul
mercato dei repo con alti volumi – spiega il
portavoce di Bank of America –, per cui è
normale che gli attivi sul nostro bilancio
cambino continuamente. Noi diamo con trasparenza
al mercato il dato di fine trimestre, ma anche
la media dell'intero trimestre». E lo stesso
concetto è ribadito da altre banche. Sta di
fatto, però, che ogni chiusura di trimestre le
18 banche scattano la "fotografia" con un calo
dei debiti a breve del 42% rispetto ai massimi
dello stesso trimestre. «Regalo» da 2,5
miliardi €
Il capitolo più dolente per le banche – anche
italiane – è però quello dei crediti
deteriorati: quelli catalogati a incaglio o
sofferenza. Quelli, cioè, che difficilmente
saranno rimborsati. Calcola
PriceWaterhouseCoopers, che in Germania i
crediti in sofferenza lordi siano cresciuti del
50% tra il 2008 e il 2009, in Gran Bretagna del
44,8% e in Italia del 40,1%. In Europa le
sofferenze sono passate dai 419 miliardi di euro
del 2008 ai 619 del 2009: la crescita media è
del 47,7%. Un problema per le banche, che devono
coprire quei crediti con specifici
accantonamenti e che quindi registrano perdite
secche in conto economico. Che fare dunque?
Ovvio: un po' di sano (e lecito) lifting.
Prendiamo l'Italia ad esempio, guardando i dati
calcolati da Analisi Mercati Finanziari. Nel
2007 le prime cinque banche (UniCredit, Intesa,
Montepaschi, Ubi, Banco Popolare) mettevano da
parte a copertura delle perdite mediamente il
66% del valore dei crediti in sofferenza. Nel
primo semestre 2009, per contro, questa cifra
era scesa leggermente sotto il 60%. In tre anni,
insomma, in proporzione hanno accantonato il 6%
in meno. Proviamo a fare un calcolo
spannometrico: se le cinque banche quest'anno
avessero mantenuto lo stesso tasso di copertura
per i crediti in sofferenza del 2007, avrebbero
dovuto accantonare qualcosa come un miliardo di
euro in più. Dunque avrebbero avuto un miliardo
di utili in meno. Per non parlare degli incagli.
È vero che questo calcolo ha tanti margini
d'errore. Innanzitutto perché è normale che in
momenti in cui si ipotizza una ripresa
dell'economia, si riducano gli accantonamenti.
Inoltre perché nessuno può sapere quali garanzie
abbiano i crediti. Ma questo non cancella i
dubbi: come mai il calo degli accantonamenti è
così netto? E come mai ci sono così ampie
differenze tra una banca e l'altra?
La polvere sotto il tappeto
Il nostro viaggio entra invece ora in un terreno
più oscuro. Sul mercato si dice che qualche
banca cerchi di ripulire letteralmente il
bilancio dai crediti in sofferenza,
rispolverando la vecchia tecnica della
cartolarizzazione. La legge prevede che una
banca possa deconsolidare (cioè eliminare dal
bilancio) questi crediti deteriorati solo se
riesce a cedere la cosiddetta «tranche equity»:
la fetta di obbligazioni che assorbe il primo
10% di perdite dei crediti stessi. Insomma: se
riesce a passare il "cerino" a qualcun altro.
Prima della crisi era facile trovare qualcuno
disposto a comprarlo, ma ora non è più così
semplice. Eppure in Europa qualche operazione
viene realizzata.
Il sospetto di molti esperti è che alcuni
istituti finanzino più o meno occultamente gli
investitori che comprano il loro "cerino": in
questo modo le banche ripulirebbero il bilancio
dai crediti dubbi, incasserebbero comunque la
perdita, ma non la farebbero vedere a nessuno. E
se l'occhio degli investitori non vede, il
mercato non duole. Alcuni addetti ai lavori
assicurano che questa tecnica poco ortodossa sia
utilizzata da alcune banche – soprattutto
piccole – in Europa. Ma è impossibile averne
l'evidenza. Nè la certezza.
Ti bastonano e guadagni
Ma torniamo nel terreno della piena legalità,
che di possibilità di "lifting" ne offre
comunque in gran quantità. Esiste per esempio un
codicillo, chiamato «fair value option», che a
volte raggiunge il paradosso: una banca
bastonata sul mercato obbligazionario dagli
investitori può realizzare abbondanti ricavi
grazie proprio alle "bastonate". La «fair value
option» permette infatti a un istituto di
credito di valutare al prezzo di mercato i
propri debiti. Così se gli investitori vendono
le obbligazioni di questa banca, e il valore dei
debiti scende, la banca registra ricavi. E di
conseguenza utili.
È noto
il caso, in Italia, del Banco Popolare: solo
grazie a questa opzione – che però il numero uno
Pierfrancesco Saviotti vuole eliminare – nel
primo semestre 2009 ha guadagnato 258 milioni di
euro. Insomma: i suoi bond sono stati venduti, e
il suo bilancio si è rimpolpato. E se in Italia
questa «fair value option» è poco usata,
all'estero consente grandi guadagni. Per esempio
Ubs ha registrato ricavi per 595 milioni di
franchi, grazie alla svalutazione dei suoi
debiti. Per assurdo, una banca sull'orlo del
crack, grazie a questa «fair value option»
farebbe utili a palate. Senza che nessuno possa
dire nulla: è la legge a consentirlo...
m.longo@ilsole24ore.com
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Tradizionale, duale o demenziale
(come funzionano i cda di Unicredit, A2A e...)
Sarà lo specchio della confusione sovrana che regna in
politica, ma non si può dire che il sistema di governance
nelle società quotate italiane goda di ottima salute. Il
caso più evidente è ovviamente quello di Unicredit. Lì è
saltato un amministratore delegato che aveva tutte le
deleghe e che veniva accusato di fare il padrone in casa d'
altri semplicemente perché esercitava i poteri che gli erano
stati conferiti evitando di perdersi in mille bizantinismi
per tenersi buone le Fondazioni azioniste, i soci privati e
quelli stranieri. Pur avendo a che fare con un consiglio d'
amministrazionemonstre (un presidente, quattro
vicepresidenti e 17 consiglieri), Alessandro Profumo ha
cercato di arginare le pressioni per un maggior
coinvolgimento del territorio (leggi la Lega) finendo per
accettare prima la nomina di un country manager, invece di
un direttore generale con il quale spartire i poteri, e poi
alla fine è stato costretto a dimettersi. Nel caso di
Unicredit si trattava di governance tradizionale. Poi c' è
il caso della governance duale che fino a qualche tempo fa
sembrava la soluzione a ogni problema. Ispirandosi al
modello tedesco, si creava un consiglio di sorveglianza al
quale lasciare le competenze sui grandi temi strategici e un
consiglio di gestione, con il coinvolgimento del management,
che seguisse l' operatività dell' azienda. Nonostante i
dubbi di molti (per Cesare Geronzi questo sistema «non è
adatto al mondo bancario», mentre per l' ex presidente della
Consob Lamberto Cardia il duale confonde i ruoli di gestione
e di controllo che tradizionalmente spettano al cda e al
collegio sindacale), il sistema duale è sembrato
inizialmente in gran voga per poi ridursi progressivamente:
ci hanno rinunciato Mediobanca (pur avendo scelto, nelle
parole di Piergaetano Marchetti, un sistema tradizionale
«arricchito da importazioni dal sistema dualistico») e Mid
Industry, e si appresta a farlo A2A. Resiste miracolosamente
Intesa SanPaolo («Nessun pentimento» dice Giovanni Bazoli),
mentre vacilla il Banco Popolare (la revisione del duale,
dice Carlo Fratta
Pasini, «è un tema che non escludiamo anche se non è da
aprire in questo momento»). E poi ci sono i tanti fan
del duale che vorrebbero estendere il sistema nonostante le
difficoltà di applicazione concreta che ha trovato, quasi,
ovunque sia stato introdotto in Italia: la Uil, per esempio,
lo ha chiesto per l' Alitalia e gli enti locali per l' Expo
2015 (la cui governance tradizionale è stata in verità
abbastanza complicata di per sé fin dai suoi primi vagiti).
Tra governance tradizionale e duale, insomma, ce ne è sempre
una demenziale in agguato, qualunque sia il sistema che
viene formalmente scelto e accettato dagli azionisti. Il
problema, quindi, non è più esclusivamente giuridico ma,
verrebbe quasi da dire, di semplice applicazione delle
norme. Il sistema tradizionale, cioè, funziona se l'
amministratore delegato esercita i suoi poteri con la giusta
autonomia ma senza dimenticare che le deleghe gli sono state
conferite e, quindi, possono essergli revocate se dall'
autonomia passa all' auto-referenzialità; e funziona,
ovviamente, se il collegio sindacale esercita i poteri di
sorveglianza che gli spettano. Il sistema duale, a sua
volta, funziona se, come dimostra il caso di Banca Intesa, i
consigli di sorveglianza e di gestione non si pestano
vicendevolmente i piedi; non funziona, invece, quando è solo
un escamotage per moltiplicare le poltrone a scapito della
governabilità dell' azienda (come è stato il caso di A2A
dopo la fusione tra Aem e Asm Brescia). E poi ci sono le
forme nelle quali compaiono contaminazioni tra i due sistemi
(come in Mediobanca). L' importante, al di là della
formulazione giuridica adottata, è che ognuno faccia la sua
parte: cda, collegi sindacali, consigli di sorveglianza e di
gestione, revisori, comitati interni, audit, responsabili
vari. Nelle società, soprattutto quelle quotate, la
proliferazione delle norme ha portato a una moltiplicazione
delle funzioni che spesso e volentieri si traduce in una
babele. Per impedire la quale si spingono inevitabilmente i
manager verso una gestione autocratica. Tra duale e
tradizionale, alla fine dei conti, normale è molto meglio.
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dal sito
http://finanza.lastampa.it
04/10/2010
08.42
Banco Popolare cede la Cassa di Risparmio
di Pescara
Il Banco Popolare ha ceduto per 228 milioni
di euro alla Cassa di Risparmio della Provincia di Teramo S.p.A (Banca
Tercas) la propria partecipazione del 95% detenuta in Banca Caripe Spa.
La vendita della Caripe viene fatta principalmente per rafforzare il
patrimonio. Essa determinera' un miglioramento di 17 punti base sul Core
Tier1Ratio, di 19 bps sul Tier1 Ratio e di 22 bps sul Total Capital
Ratio
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Da Milano Finanza.it 29/09/2010 9.50
http://www.milanofinanza.it/news/
Banco Popolare da piano esuberi impatto
positivo del 5% su Eps
di Diana Bin
Vendite diffuse sul
Banco Popolare, che cede l'1,52% a 4,3825 euro a piazza Affari in
scia alle voci secondo cui il Fisco ha aperto un contenzioso con il
gruppo bancario per circa 500 milioni di euro. In realtà la vicenda è
nota da tempo e comunque in passato vicende analoghe si sono chiuse con
esborsi per le aziende pari a circa il 10% della somma inizialmente
chiesta dall'Agenzia delle Entrate. Ieri invece si è tenuta la
presentazione ai sindacati di un piano contenente le linee guida sugli
organici per il periodo 2010-2011. Secondo le ultime indiscrezioni, il
gruppo avrebbe in programma una riduzione di 800 risorse, pari a circa
il 4% del totale, di cui 300 entro fine anno.
"Nelle nostre stime, che prevedono un tasso di crescita annuale
dell'1,5%, non abbiamo incluso alcuna variazione nel numero dei
dipendenti per i prossimi due anni", hanno osservato gli analisti di Equita
sim (rating buy con target price a 6,3 euro confermati sull'azione).
Il taglio del personale dovrebbe avere un impatto positivo sull'Eps 2012
di circa il 5%, con un risparmio stimato intorno ai 50-60 milioni di
euro lordi, hanno calcolato gli analisti della sim, che ritengono
l'indiscrezione di un piano di esodi molto fondata.
BP è infatti l'unica fra le popolari maggiori a non aver ancora attivato
alcuna azione di riduzione strutturale dei costi del personale.
"Crediamo che il cost cutting rappresenterà uno dei driver principali
del nuovo piano industriale, che dovrebbe essere presentato nei prossimi
mesi", hanno concluso gli esperti.
Il
Banco Popolare è sorvegliato speciale in Borsa in scia all'ipotesi
di vendere due asset,
CreBerg e CariLucca, o in alternativa di procedere con un aumento di
capitale fino a 2 miliardi di euro per rafforzare la situazione
patrimoniale e per poter ripagare i Tremonti Bond da 1,450 miliardi.
L'ipotesi dell'aumento di capitale eviterebbe la svendita di asset
pregiati e alcuni analisti non escludono che verrebbe convertito in
azioni 1 miliardo di euro di bond convertibili a un prezzo in linea con
le attuali quotazioni, con l'obiettivo di ripagare i bond governativi.
Alla fine, l'utile per azione subirebbe un effetto diluitivo del 35% nel
periodo 2010-12 con un core Tier1 ratio che salirebbe al 7,8%, post
rimborso dei Tremonti bond. Verrebbe raddoppiato il numero delle azioni
circolanti e il fair value sul titolo, secondo una sim milanese, si
collocherebbe intorno a 4,2 euro per azione.
L'altra ipotesi prevede la cessione di due asset:
CreBerg potrebbe essere venduto a un prezzo pari a 1,5 volte il book
value e Carilucca a un prezzo pari a 1 volta il book value. Quindi il
Banco Popolare potrebbe vendere le due controllate rispettivamente a
7,5 milioni e a 5 milioni di euro a sportello.
Grazie alla vendita l'istituto ricaverebbe anche una plusvalenza che
andrebbe a migliorare i capital ratio. In questo scenario l'effetto
diluitivo sull'utile per azione sarebbe limitato al 10-15% per il
periodo 2011-2012 e non andrebbe a incidere sulla valutazione degli
analisti della sim con un fair value che si collocherebbe intorno a 5,6
euro per azione.
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Da Milano Finanza.it 29/09/2010 9.50
http://www.milanofinanza.it/news/ Banco
Popolare un aumento di capitale da 2 miliardi troppo diluitivo
Di
Francesca Gerosa
Seduta decisamente negativa per il
Banco Popolare a piazza Affari sull'ipotesi di un aumento di
capitale in arrivo. Il titolo è arrivato a perdere ben oltre tre punti
percentuali (minimo a quota 4,48 euro) in un mercato per ora
ancora lucido. Al momento scivola del 3,23% a 4,4975 euro. Un portavoce
dell'istituto è subito intervenuto, ricordando le recenti dichiarazioni
dell'Ad, Pier Francesco Saviotti: "al momento non si parla di aumento di
capitale".
"Al momento", però. Oggi MF scrive
che il Banco
Popolare avrebbe avviato con
Mediobanca una riflessione sulla possibilità di procedere a un
aumento di capitale da 2 miliardi di euro in alternativa alla cessione
di alcuni asset core (Creberg
e Casse del Tirreno) per le quali ci sarebbero già offerte intorno a 3
miliardi da parte di alcune banche francesi (Bnp
Paribas in primis).
Creberg (società quotata e controllata al 77,4% da
Banco Popolare) ha 12,6 miliardi di euro di impieghi, 1,25 miliardi
di euro di patrimonio netto, 251 sportelli e dovrebbe chiudere il 2010
con un utile netto intorno ai 120 milioni. CariLucca invece ha un
patrimonio netto di 1,2 miliardi di euro, impieghi per 8,3 miliardi e
dovrebbe chiudere il 2010 con un utile netto intorno a 40 milioni.
Le cessioni permetterebbero dunque al
Banco Popolare di rimborsare i Tremonti bond (1,45 miliardi di euro)
anticipatamente e rafforzare ulteriormente il capitale. Tuttavia la
vendita di
Creberg e Casse del Tirreno sembra agli analisti di Equita
sim un'ipotesi improbabile perché implicherebbe rinunciare a circa 500
sportelli, pari al 25% del totale.
Inoltre la valutazione riportata (3 miliardi, quindi 1,6 volte il PTE)
sembra sacrificata: "ci attenderemmo 2 volte il PTE o 3,6 miliardi di
euro date le quote di mercato da leader delle realtà coinvolte", dicono
alla sim. L'impatto sul Core Tier 1 sarebbe ci circa 210bps, ma BP
dovrebbe rinunciare ad almeno al 20% degli utili di gruppo.
L'alternativa sarebbe un aumento di capitale da 2 miliardi che
porterebbe il Core Tier 1 dall'attuale 4,6% ex Tremonti bond al 7%. "Un
nuovo aumento di capitale da 2 miliardi ci sembra molto improbabile,
perché BP può già contare su un miliardo di soft convertibile che può
essere trasformato in equity a novembre 2011", precisano gli esperti di
Equita.
E' quindi più ragionevole ipotizzare un nuovo aumento di capitale da un
miliardo di euro, come Equita ha incorporato nelle sue stime. In caso
invece di un nuovo aumento di capitale da 2 miliardi, la diluzione
sarebbe molto importante, pari al 28%. In attesa di chiarezza, sul
titolo Equita mantiene la raccomandazione buy e un target price a 6,3
euro, Intermonte outperform con un prezzo obiettivo a 5,40 euro |
(27 settembre 2010) -da Corriere Economia
Bilanci Fitch penalizza Montepaschi. E in attesa dei risultati del
terzo trimestre iniziano a pesare anche i Tremonti-bond
Credito Scosse in periferia, da Ubi a Mps
La Banca Popolare di Verona ha già rinnovato tutta la prima linea di
manager dopo la semestrale I bassi tassi di interesse complicano il
business degli istituti retail. E i conti evidenziano le difficoltà
Se il cuore del sistema bancario italiano è stato sconvolto e
trasformato dalle dimissioni di Alessandro Profumo, anche lontano da
Unicredit gli indicatori meteo indicano cattivo tempo. E perfino qualche
burrasca, sebbene di portata squisitamente locale. Dietro ai colossi
Unicredit e Intesa Sanpaolo i temporali si susseguono tra le banche di
maggior dimensione. Ubi, Monte dei Paschi di Siena e Banco Popolare sono
alle prese con una fase non più drammaticamente critica dei mercati, ma
certamente lontana dalla concretezza di una vera ripresa. Trimestrali Al
di là dei problemi di governance che coinvolgono talune realtà, è l'
andamento dei conti che non aiuta il ritorno del sereno. E in attesa
della terza trimestrale dell' anno tutti gli interessati ripetono, come
un mantra, che è difficile fare la banca retail se il livello dei tassi
è vicino allo zero come in questo momento. Impossibile dare loro torto.
Soprattutto se oltre ai tassi bassi ci si trova a scontare situazioni
pregresse. L' acquisizione di Banca Antonveneta da parte del Monte dei
Paschi di Siena è stata infatti realizzata in un particolare momento di
mercato: era l' ultimo autobus disponibile per uscire dai confini di
banca regionale e i 9 miliardi di euro pagati per i quasi mille
sportelli dell' istituto padovano (al netto di Interbanca, la merchant
finita nell' orbita di General Electric) rappresentano un peso che si
riverbera ancora sui conti del gruppo guidato da Antonio Vigni. Il quale
oggi, con Giuseppe Mussari sempre più assorbito dalle dinamiche
lobbistiche che fanno capo all' Abi, l' associazione delle banche di cui
è fresco presidente, è sempre più solo alla guida di quella che è la
terza banca italiana. Rispetto alla fine del 2007 il mondo è
profondamente cambiato dietro agli sportelli delle banche. E certe
performance non sono più ripetibili, almeno a breve. Così il Monte - che
ha sottoscritto i Tremonti bond per 1,9 miliardi di euro - al 30 giugno
scorso ha evidenziato un margine di interesse in leggero calo rispetto
all' anno precedente (-1,4%) e una più marcata contrazione dell' utile:
-21,4%. L' agenzia di rating Fitch ha portato il rating di Mps sul lungo
periodo da «A» ad «A-» e a breve termine da «F1» a «F2», motivando il
declassamento con tre aspetti: redditività, asset quality e capitale.
Rilievi non condivisi dal Monte, che sottolinea come la banca «evidenzi
performance reddituali e patrimoniali in netto miglioramento anche
rispetto al proprio contesto competitivo». Ma l' aria (e i conti)
rimangono pesanti. Ribaltone Difficoltà evidenti anche a Verona, in casa
del Banco Popolare. Anche qui ci sono i Tremonti bond da remunerare e
restituire (1,45 miliardi in totale) e i numeri del gruppo - al netto
della disastrosa vicenda Italease - mostrano un calo del margine d'
interesse semestrale pari al 7,6 per cento. Soprattutto, alla macchina
guidata da Pier Francesco Saviotti è venuta meno la spinta più attesa,
quella della Banca Popolare di Verona, che sulla carta doveva garantire
l' apporto di maggiore concretezza. Così, nelle scorse settimane, l'
amministratore delegato Franco Baronio e il direttore generale Cristiano
Carrus sono stati messi da parte. Per Baronio - legato al gruppo da un
contratto a termine - si è arrivati a una risoluzione consensuale.
Carrus è stato invece dirottato esclusivamente sulla controllata Aletti
Suisse a Lugano. Al loro posto, nel segno della valorizzazione delle
risorse interne e di una catena di comando più semplice, è stato
nominato con il ruolo di consigliere di gestione del Banco Popolare,
Leonello Guidetti, 50 anni, da Reggio Emilia, finora responsabile della
rete della controllata Banco San Geminiano e San Prospero. Tensioni In
casa Ubi - dove non sono stati sottoscritti Tremonti bond ma si è emesso
un prestito obbligazionario convertibile da 640 milioni con scadenza
2013 e possibile richiamo anticipato l' anno prossimo - i numeri del
semestre hanno evidenziato un margine di interesse in calo del 17,2 per
cento e l' utile a -18,9 rispetto all' anno precedente. E come sempre
quando il vento non soffia, nelle vicinanza di casa Ubi trovano spazio
veri o presunti attriti tra le due anime della banca, quella bresciana e
la bergamasca. Secondo le ultime voci, prontamente smentite dall'
interno, le difficoltà che incontra il tessuto economico e commerciale
dell' area avrebbe irrigidito il rapporto tra l' amministratore delegato
Victor Massiah e il presidente Emilio Zanetti. La solita chiacchiera?
Possibile. Se solo l' economia tornasse a tirare e i tassi facessero
anche un lieve passo in avanti, potrebbe essere anche più probabile.
RIPRODUZIONE RISERVATA **** Gli effetti della crisi Il primo semestre
2010 e il confronto con i primi sei mesi del 2009
Righi Stefano
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Da Libero News.it
Banco
Popolare:
Leonello
Guidetti
nuovo
numero
uno
di
Pop
Verona
Milano,
14 set. - (Adnkronos) - Leonello Guidetti, attualmente vicedirettore
generale e responsabile della rete San Geminiano e San Prospero, diventa
il nuovo numero uno della Popolare Verona. Lo si legge in una nota. Il
nuovo assetto manageriale della Banca Popolare di Verona - S.Geminiano e
S.Prospero prevede infatti un solo nuovo responsabile al vertice, in
luogo dell'amministratore delegato Franco Baronio e del direttore
generale Cristiano Carrus. Per Baronio, si legge nella nota, si tratta
di "una risoluzione consensuale" del rapporto con il gruppo - gia'
disciplinato da un contratto a termine - e comunque mantiene, "in virtu'
delle riconosciute qualita' professionali", il ruolo di consigliere in
societa' collegate al gruppo Banco Popolare quali Agos, Avipop, Popolare
Vita ed Istituto Centrale Banche Popolari. Cristiano Carrus manterra'
all'interno del Banco Popolare il ruolo di direttore generale della
controllata Aletti Suisse, a Lugano. La decisione, spiega sempre la
nota, "segue la scelta di semplificare la catena di comando su una
piazza di estrema importanza, sede operativa anche della holding Banco
Popolare". Quanto a Guidetti la banca "valorizza una risorsa interna
distintasi per le doti manageriali e le buone performance del marchio
emiliano". Guidetti, e' nato a Reggio Emilia 50 anni fa, e' nella banca
dal 1979 ed e' stato responsabile della direzione S.Geminiano e
S.Prospero dal gennaio 2006. A seguito della riunione di oggi del
consiglio di sorveglianza del Banco Popolare, Guidetti e' stato anche
nominato consigliere di gestione del Banco Popolare al posto del
dimissionario Baronio.
14/09/2010 |
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Il Cittadino 27 aprile 2010
I Gettoni siano devoluti ai cassaintegrati
clicca per >>> (VOTARE-ON-LINE)
Caro Direttore
il 15 Febbraio Angelo Ferrari chiedeva un parere sui politici e
cattedratici in odore di nomina nel Banco Popolare, e riporto
integralmente la Tua
risposta:
" Caro Ferrari, chi siede nei Cda delle banche, grazie al lauto
emolumento percepito, non vuol mai farsi da parte.
I lodigiani presenti nei consigli della Banca Popolare o del Banco
veronese dovrebbero mettersi davanti allo specchio e chiedersi: io cosa
ho fatto per far crescere la banca? Quali vantaggio ho portato alla
gente e al territorio lodigiano? Mi sono solo limitato a intascare il
compenso che mi era destinato?
Dopo aver risposto a queste domande e alla propria coscienza ogni
considerazione verrà da sè.
Ferruccio Pallavera
Peccato che non c'è stato nessun dibattito sul tema, e il risultato è
stato che l'unico ad aver dato il buon esempio è stato il Presidente
Carlo Fratta Pasini che si è più che dimezzato il compenso portandolo a
400.000 euro.
Ricordiamo anche che un Presidente a diversità di tanti consiglieri deve
per la posizione che ricopre rinunciare a molti incarichi a differenza
dei consiglieri. Concorderai che invece di chiedere la riduzione del 10%
dello stipendio dei dipendenti, mozione appoggiata dalla lista Banca
Viva, rappresentata a Lodi dal Rag Polenghi che non ho mai avuto il
piacere di conoscere, forse varrebbe la pena appoggiare in massa la
nostra richiesta rinnovata in Assemblea a Novara che è quella di ridurre
il numero e il compenso dei consiglieri.
Grazie al Tuo giornale due mesi fà abbiamo sollevato il problema dei
compensi sulla Fondazione ed ho visto che nonostante le critiche
pervenute dagli interessati, alla fine pochi giorni fà hanno dichiarato
di rinunciare "spontaneamente" ai compensi.
Sempre nell'assemblea di Sabato 24 Aprile abbiamo appoggiato la mozione
di un socio di destinare il gettone di 600 euro ( deve proprio essere un
gettone d'oro massiccio ) a favore di un fondo di solidarietà per i
cassaintegrati o per chi ha perso il posto di lavoro.
Un piccolo conteggio.
Considerando solo i 90 membri tra Verona Novara e Lodi, per ogni CDA si
darebbero 600 euro a 90 capi famiglia senza lavoro.
Moltiplichiamo questi numeri per almeno 20 CDA e arriviamo ad un piccolo
sostegno sociale per circa 1800 capi famiglia.
Chi concorda su questa proposta può
inviare una mail a info@anpalodi.it oppure inviare un fax al numero 0371
428324 oppure scrivere a :
Associazione Nazionale Piccoli Azionisti
del Banco Popolare presso: Studio Mega 2000 via Biancardi n. 4 - 26900
Lodi oppure clicca per
VOTARE-ON-LINE
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Comunicato stampa 16
Aprile 2010
15
Aprile 2010 : Incontro delegazione ANPALODI con Presidente Banco
Popolare Avv. Carlo Fratta Pasini
Un incontro molto
concreto, con toni critici ma sempre costruttivi, questo è il primo
commento di Modesto Volpe, e Daniele Zuffada rispettivamente Presidente
e Vicepresidente dell’Associazione Nazionale dei Piccoli Azionisti. Ci
siamo incontrati a Verona con il Presidente del Consiglio di
Sorveglianza giovedì 15 aprile, prosegue Volpe per trasferire lo stato
d’animo e le richieste scritte pervenute dai soci del territorio. Un
elenco nutrito di argomenti, quali l’eliminazione della governance duale
con conseguente riduzione del numero dei consiglieri, l’introduzione del
voto a distanza, una maggiore rappresentatività nella governance di
persone espressione del territorio, limiti massimi degli incarichi dei
membri del consiglio, modifica dello statuto per la presentazione delle
liste. Per togliere dubbi sulla composizione dell’associazione abbiamo
portato i raccoglitori con circa 1000 adesioni firmate e sottoscritte
singolarmente, proponendo provocatoriamente un cambio alla pari con il
libro soci del Banco. Dobbiamo però dire che siamo più che soddisfatti
nonostante rimanga ancora il blocco sulla possibilità di essere
facilitati al contatto con gli altri soci, in quanto abbiamo potuto
constatare che molte delle nostre critiche sono state prese in
considerazione a dimostrazione dei nostri intenti propositivi e
costruttivi. Un anno fa nell’incontro pubblico effettuato a Lodi
avevamo rinnovato la richiesta di una sostanziale riduzione dei
compensi dei componenti dei consigli di Sorveglianza e di gestione. Il
Presidente Fratta Pasini aveva anticipato una riduzione del 25 % , ma lo
avevamo ritenuto ancora non sufficiente vista la crisi generali
dell’economia e dei mercati. Oggi vediamo che in assemblea verrà
proposto un nuovo piano compensi con una riduzione di circa il 50% per
la carica del Presidente, che di fatto come affermato dallo stesso Carlo
Fratta Pasini lo ha riportato indietro di dieci anni.Non altrettanto
significativa la riduzione che verrà proposta per la carica dei
consiglieri che dopo aver contribuito negli anni passati a portare
pesanti perdite vedrebbero un piccolo calo pari al 10 % con una
riduzione da 110.000 euro a 100.000 euro.Il presidente Fratta Pasini ci
ha però precisato che l’attività dei consiglieri è raddoppiata nel
corso degli anni, ma la replica di Volpe è stata molto diretta: sono
stati triplicati anche i numeri dei consiglieri, e i risultati sono
stati in alcuni anni pessimi.Altro tema affrontato dopo aver visto nei
dati di bilancio il compenso milionario per la chiusura del rapporto con
Minolfi sono state le buonuscite dei Manager. Tema sollevato nell’ultima
assemblea sempre dalla nostra Associazione.E inammissibile in questi
periodi di grande crisi vedere che vengono interrotti i rapporti di
lavoro con Manager che non hanno certo contribuito a portare utili alla
banca. Anche in questo caso la replica del Presidente Fratta Pasini è
stata molto positiva in quanto ci ha confermato prosegue Volpe che la
banca ha iniziato a rinegoziare i contratti di alcuni manager per
riportarli al codice etico, riscontrando la disponibilità della quasi
totalità. Il Presidente non ha fatto nomi ma si è dimostrato molto
soddisfatto in quanto la rinegoziazione è stata fatta con tutti con
l’esclusione di un solo manager. In parole povere prosegue Volpe la
banca stà chiedendo ai manager di allinearsi al codice etico con il
pagamento in caso di cessazione di rapporto delle mensilità previste dai
contratti di categoria.Chiuso il capitolo compensi è stato affrontata
il tema del
voto a distanza, richiesto sempre dalla nostra associazione sin dai
tempi della fusione. Il presidente si è dimostrato disponibile a
lavorare su questa ipotesi di modifica statutaria, ipotizzando già anche
la forma che potrebbe essere quella di utilizzare una sala guida che
gestisca quelle satelliti. Effettivamente a volte le nostre richieste
nascono da una consultazione con i soci e non tengono conto di aspetti
etcnici e operativi che di certo no sono insormontabili ma vanno
analizzati attentamente. E’ comunque interviene Daniele Zuffada ,
vicepresidente dell’Associazione , la disponibilità ad effettuare uno
studio su come arrivare ad una soluzione che consenta una maggior
partecipazione delle realtà territoriali, senza offrire il fianco a
strumentalizzazioni che potrebbero nuocere agli equilibri della banca è
un grande passo avanti. Il Presidente Fratta Pasini ha però tenuto anche
a precisare che queste gigantesche assemblee stanno diventando molto
onerose se si pensa che per Novare sono state richieste circa 17.000
tessere di ammissione. Abbiamo poi toccato un tema molto importante che
è quello della rappresentatività del territorio nella Governance
Bancaria. Il presidente del Consiglio di Sorveglianza ha tenuto
precisare che c’è un equilibrio tra Lodi e Verona, in quanto anche
Verona ha come espressione del territorio consiglieri considerati
strettamente veronesi ma anche altri come il Marchese Rangone
Macchiavelli modenese e il dott Buffelli bergamasco. Quindi oggi sono
considerati strettamente Lodigiani Squintani, Coccoli, Castellotti e
Perotti mentre Giarda e Manzonetto, sono comunque rappresentatività
del territorio ex BPI. Sul tema del cumulo degli incarichi il Presidente
Fratta Pasini ha confermato che nella banca non esistono i
professionisti degli incarichi e quindi, và dato merito a persone come
Manzonetto che hanno rifiutato nel passato di entrare in Mediobanca per
rimanere nel comitato di controllo del Banco popolare . Noi abbiamo
in ogni caso precisato al Presidente prosegue Volpe che pur non
mettendo in dubbio il valore di Coda, Manzonetto, Comoli , rimane il
fatto che alcuni potrebbero fare come fatto dal presidente un passo
indietro su altre aziende prendendo esempio sempre dal Presidente Fratta
Pasini che oltre a ridurre il compenso aveva già rinunciato a tutti le
cariche che aveva subito dopo la nomina. Il tema più a cuore però per la
nostra associazione è quello della modifica statutaria per la
presentazione delle liste. Oggi se avessimo lavorato per presentare
una lista delle nostra associazione dovevamo di fatto contribuire a
raggiungere prima il quorum per il candidato espressione del territorio
veronese e poi per quello lodigiano. Regole che il Presidente ci
confermato stabilite e pattuite in tempi di fusioni. La particolarità e
la rigidità per usare termini un po’ eufemistici sono state necessarie
per evitare guerre territoriali. L’incontro poi è proseguito
affrontando un altro importante tema sollevato da oltre un anno
dall’Associazione Nazionale dei Piccoli Azionisti. La perdita causata
dalla voce iva infragruppo per le società di servizi.E’ una voce che ha
inciso notevolmente sui conti del banco in quanto è stimato in circa 50
milioni di euro l’esborso che poteva essere evitato.. Il presidente ci
ha in effetti fatto presente che l’argomento spinoso e stato sviscerato
e affrontato sia dal consiglio di sorveglianza che dal consiglio di
Gestione, e continuerà ad essere oggetto di grande attenzione. Chissà
forse senza la componente decisionale della governance duale questa
perdita poteva essere dimezzata se non addirittura dimezzata.
Richieste
presentata a Fratta Pasini nell’incontro con i rappresentanti
dell’Associazione Nazionale dei Piccoli Azionisti
-
Introduzione del voto a distanza con possibilità di partecipazione
alle assemblea anche dei soci residenti nelle regioni del centro e
sud italia
-
Certificazione delle firme per le liste alternative effettuate dal
direttore di tutte le agenzie del gruppo
-
Inserimento nella governance di persone espressione dei territori
-
Riduzione dei compensi dei membri dei consigli di gestione e
sorveglianza e incremento dei premi di produzione per i dipendenti
del gruppo
-
Introduzione del patto di non concorrenza per tutti i manager con
emolumenti al di sopra dei 250.000 euro
-
Non
rieleggibilità a fine mandato per i consiglieri e membri del
collegio sindacale per garantire con la turnazione un maggior
controllo sulle attività pregresse.
-
Numero
massimo di incarichi non superiore a 3 per i membri del CDA
-
Maggior
coinvolgimento delle aziende dei soci del territorio per
l'erogazioni di attività e servizi artigianali.
-
Modifica
dello statuto per la presentazione delle liste in quanto vige
l'obbligo di mettere sempre come capolista il candidato espressione
di area BPVN-
-
Ritardo o
mancata integrazione in consorzio di tutte le partecipate che
erogano servizi , che con l'introduzione dell' IVA non deducibile in
vigore dal 1.1.2009 stanno generando gravi ripercussioni sulle voci
di bilancio.
|
|
Sanzioni Banca D' Italia per
amministratori del Banco Popolare Tra le tantissime segnalazioni e lettere pervenute pubblichiamo
un analisi pervenuta alla nostra associazione.
Dopo aver verificato l'attendibilità sul sito della Banca d'Italia,
dobbiamo dire che purtroppo i dati pervenuti sono esatti.
Dal peccato veniale del Presidente Fratta Pasini
si arriva alle numerosissime sanzione del Consigliere Guido Castellotti.
Ci sono però anche consiglieri integerrimi e avveduti che non hanno
ricevuto nessuna sanzione, e saranno sicuramente quelli che in base ai
dati statistici faranno ........poca
strada.
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Consiglio di Sorveglianza |
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Carica |
Nominativo |
Data sanzione del
bollettino di Vigilanza della Banca D'Italia |
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Importo
sanzione |
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Descrizione sanzione |
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Presidente Consiglio sorveglianza |
Fratta Pasini avv. Carlo |
sanzione banca italia 8 agosto 2009 |
€ 14.000,00
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Carenze nei controlli interni |
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Vicepresidente Vicario |
Giarda prof. Dino Piero |
sanzione banca italia 8 agosto 2009 |
€ 10.000,00
|
|
Carenze nei controlli interni |
|
Vicepresidente |
Comoli prof. Maurizio |
sanzione banca italia 8 agosto 2009 |
€ 10.000,00
|
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Carenze nei controlli interni |
|
Consigliere |
Boroli dott. Marco |
sanzione banca italia 8 agosto 2009 |
€ 10.000,00
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|
Carenze nei controlli interni |
|
|
Boroli dott. Marco |
sanzione banca italia 3 marzo 2002 |
|
|
|
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Consigliere |
Buffelli dott. Giuliano |
sanzione banca italia 8 agosto 2009 |
€ 10.000,00
|
|
Carenze nei controlli interni |
|
Consigliere |
Castellotti sig. Guido |
sanzione banca italia 8 agosto 2009 |
€ 10.000,00
|
|
Carenze nei controlli interni |
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Castellotti sig. Guido |
rigetto ricorso Banca Italia 7 luglio 2007 |
|
|
rigetto ricorso per sanzioni |
|
|
Castellotti sig. Guido |
sanzione banca italia 5 maggio 2007 |
€ 13.000,00 |
a |
carenza nell'assetto di governance nell'organizzazione e nei
controlli interni - |
|
|
Castellotti sig. Guido |
sanzione banca italia 5 maggio 2007 |
€ 13.000,00 |
f |
Carenze nell'organizzazione nella gestione e nei controlli
interni dell'area finanza - |
|
|
Castellotti sig. Guido |
sanzione banca italia 5 maggio 2007 |
€ 13.000,00 |
h |
carenze nell'organizzazione e nei controlli in materia di
antiriciclaggio - |
|
|
Castellotti sig. Guido |
sanzione banca italia 5 maggio 2007 |
€ 13.000,00 |
i |
carenza nell'organizzazione e nei controlli del comparto
immobiliare - |
|
|
Castellotti sig. Guido |
sanzione banca italia 5 maggio 2007 |
€ 13.000,00 |
j |
anomalie nelle modalità di copertura dei requisiti patrimoniali |
|
|
Castellotti sig. Guido |
sanzione banca italia 5 maggio 2007 |
€ 12.000,00 |
l |
anomalie nella comunicazione dei requisiti patrimoniali - |
|
|
Castellotti sig. Guido |
sanzione banca italia 5 maggio 2007 |
€ 13.000,00 |
m |
mancato rispetto delle disposizioni in materia di forme tecniche
del bilancio su base individuale e su base consolidata : |
|
|
Castellotti sig. Guido |
sanzione banca italia 5 maggio 2007 |
|
m |
mancata evidenziazione del trasferimento dei rischi |
|
|
Castellotti sig. Guido |
sanzione banca italia 5 maggio 2007 |
|
m |
irregolare contabilizzazione di PCT strutturati; |
|
|
Castellotti sig. Guido |
sanzione banca italia 5 maggio 2007 |
|
m |
garanzie non contabilizzate; |
|
|
Castellotti sig. Guido |
sanzione banca italia 5 maggio 2007 |
|
m |
derivati strutturati non contabilizzati |
|
|
Castellotti sig. Guido |
sanzione banca italia 5 maggio 2007 |
|
m |
mancata rappresentazione dei rischi di titoli "mezzanine" e non
corretta valutazione dei titoli junior; |
|
|
Castellotti sig. Guido |
sanzione banca italia 5 maggio 2007 |
|
m |
bilancio di esercizio 2004 individuale e consolidato gravato da
minusvalenze e perdite non contabilizzate; |
|
|
Castellotti sig. Guido |
sanzione banca italia 5 maggio 2007 |
|
m |
opzione non contabilizzata; anomalie nella concessione dei
grandi fidi e gestione dei grandi rischi; |
|
|
Castellotti sig. Guido |
sanzione banca italia 5 maggio 2007 |
€ 13.000,00 |
o |
anomalie nella concessione di grandi fidi e gestione dei grandi
rischi- |
|
|
Castellotti sig. Guido |
sanzione banca italia 5 maggio 2007 |
|
p |
violazione della normativa in materia di concentrazione del
rischio |
|
|
Castellotti sig. Guido |
sanzione banca italia 5 maggio 2007 |
€ 13.000,00 |
r |
carenza dell'istruttopria erogazione, gestione e controllo del
credito; |
|
|
Castellotti sig. Guido |
sanzione banca italia 5 maggio 2007 |
€ 13.000,00 |
s |
artifici utilizzati nella tentata acquisizione della BAPV per
dissimulare gli interventi effettuati e le reali dimensioni del
patrimonio |
|
|
Castellotti sig. Guido |
sanzione banca italia 5 maggio 2007 |
€ 7.000,00 |
t |
carenze nell'esercizio delle funzioni di capogruppo |
|
|
Castellotti sig. Guido |
sanzione banca italia 7 luglio 2006 |
€ 12.912,00
|
1 |
mancato rispetto dei coefficenti prudenziali minimi obbligatori
nell'arco temporale ricompreso tra ultima decade aprile 2005 e
maggio 2005 |
|
|
Castellotti sig. Guido |
sanzione banca italia 7 luglio 2006 |
€ 12.912,00
|
2 |
difformità tra le comunicazioni effettuate alla banca d'italia e
quanto attuato nell'esecuzione delle diverse operazioni di
rafforzamento patrimoniale |
|
|
Castellotti sig. Guido |
sanzione banca italia 7 luglio 2006 |
€ 12.912,00
|
3 |
omessa comunicazione alla banca d'italia dell'opzione put
concessa alla deutsch bank |
|
|
Castellotti sig. Guido |
sanzione banca italia 1 gennaio 2006 |
€ 10.000,00 |
1 |
acquisizione da parte della banca popolare italiana del
controllo della banca antoniana popolare veneta in assenza della
preventiva autorizzazione |
|
|
Castellotti sig. Guido |
sanzione banca italia 1 gennaio 2006 |
€ 10.000,00 |
2 |
acquisizione da parte della banca popolare italiana di
partecipazioni rilevanti nel capitale della banca antoniana
popolare veneta |
|
|
Castellotti sig. Guido |
sanzione banca italia 1 gennaio 2006 |
€ 10.000,00 |
5 |
detenzione da parte della Banca Popolare Italiana di una
partecipazione superiore a quella autorizzata nel capitale della
banca Antoniana Popolare Veneta per il tramite
dell'interposizione dei fondi "generation Fund" |
|
Consigliere |
Coccoli dott. Costantino |
|
|
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|
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Consigliere |
Erba dott. Gabriele Camillo |
|
|
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Consigliere |
Filippa p.chim. Gianni |
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|
Consigliere |
Guidi p.ind. Andrea |
|
|
|
|
|
Consigliere |
Manzonetto prof. Pietro |
sanzione banca italia 8 agosto 2009 |
€ 10.000,00
|
|
Carenze nei controlli interni |
|
Consigliere |
Marino not. Maurizio |
sanzione banca italia 8 agosto 2009 |
€ 10.000,00
|
|
Carenze nei controlli interni |
|
Consigliere |
Minoja prof. Mario |
sanzione banca italia 8 agosto 2009 |
€ 10.000,00
|
|
Carenze nei controlli interni |
|
Consigliere |
Rana rag. Gian Luca |
|
|
|
|
|
Consigliere |
Rangoni Machiavelli m.se Claudio |
sanzione banca italia 8 agosto 2009 |
€ 10.000,00
|
|
Carenze nei controlli interni |
|
Consigliere |
Ravanelli dott. Fabio |
|
|
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|
|
Consigliere |
Sonato dott. Alfonso |
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|
Consigliere |
Squintani not. Angelo |
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Consigliere |
Veronesi dott. Sandro |
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|
Consigliere |
Zanini dott. Tommaso |
|
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Numerosissime le lettere con proposte, molte delle
quali anonime. Tralasciando le lettere prive di linguaggi educati ed
equilibrati pubblichiamo alcune richieste pervenute
Le proposte dell'Associazione
Nazionale dei Piccoli Azionisti del Banco Popolare
- Ritorno ad una governance semplificata con l'abbandono del duale
- Integrazione in un unica società o consorzio di tutte le partecipate
che erogano servizi , che con l'introduzione
dell' IVA non deducibile in vigore dal 1.1.2009 stanno generando
gravi ripercussioni sulle voci di bilancio.
- Riduzione del numero smoderato di consiglieri e membri dei
collegi sindaci ( Tra Banco Popolare più Verona Novara e
Lodi ci sono 90 persone che risiedono nei CDA)
- Introduzione del voto a distanza con possibilità di
partecipazione alle assemblea anche dei soci residenti nelle regioni
del centro e sud italia
- Certificazione delle firme per le liste alternative effettuate
dal direttore di tutte le agenzie del gruppo
- Inserimento nella governance di persone espressione dei
territori
- Riduzione dei compensi dei membri dei consigli di gestione e
sorveglianza e incremento dei premi di produzione per i dipendenti
del gruppo
- Introduzione del patto di non concorrenza per tutti i manager
con emolumenti al di sopra dei 250.000 euro
- Non rieleggibilità a fine mandato per i consiglieri e membri del
collegio sindacale per garantire con la turnazione un maggior
controllo sulle attività pregresse.
- Numero massimo di incarichi non superiore a 3 per i membri del
CDA
- Maggior coinvolgimento delle aziende dei soci del territorio per
l'erogazioni di attività e servizi artigianali.
Codice etico
Tra le tante lettere arrivate c'è
quella di un socio che chiede di ricordare a tutti gli amministratori il
codice etico della banca.
Per motivi di spazio riportiamo il link pubblicando solo
il primo e molto significativo capoverso.
VALORI
I valori sui quali si fonda l’attività del Banco
sono quelli etici fondamentali di onestà, lealtà, equità, trasparenza,
rispetto di ogni singola persona e della libertà senza distinzione.
per la lettura integrale
http://www.bancopopolare.it/
corporate governance
ANPALODI |
|
Commento al comunicato I soci del territorio e il consiglio di
sorveglianza hanno promosso la lista inserendo come rappresentanti del
territorio Lodigiano o aree storiche ex BPI:
Dino Piero Giarda
Duccio Castellotti
Enrico Perotti
Pietro Manzonetto
Visto il rinnovamento richiesto da tutte le associazioni e dalla
maggioranza dei soci ci piacerebbe conoscere quali sono stati i soci
interpellati per la presentazione della lista.
ANPALODI
18 Marzo 2010 |
|
comunicato stampa Banco Banco Popolare
Presentata lista dei candidati alla carica di
Consigliere di Sorveglianza da proporre all’Assemblea dei Soci
Verona, 16 marzo 2010 – Banco Popolare informa che in
occasione della prossima Assemblea dei Soci scadranno dal mandato i 10
Consiglieri, tra cui il Presidente e i Vice Presidenti, nominati
all’atto della fusione tra gli ex Gruppi BPVN e BPI. Su iniziativa di
Soci che rappresentano le diverse realtà dei territori di riferimento,
unitamente al Consiglio di Sorveglianza, è stata promossa una lista
avvalendosi della facoltà prevista dall’articolo 39 dello Statuto
Sociale. Nel rispetto delle provenienze territoriali la lista che verrà
sottoposta all’approvazione della prossima Assemblea dei Soci che si
terrà a Novara venerdì 23 aprile p.v. in prima convocazione e sabato 24
aprile p.v. in seconda convocazione, sarà la seguente:
1. Carlo Fratta Pasini Presidente 2. Guido Duccio
Castellotti Vice Presidente Vicario 3. Maurizio Comoli Vice
Presidente 4. Dino Piero Giarda 5. Maurizio Marino 6. Claudio Rangoni
Machiavelli 7. Enrico Perotti
8. Pietro Buzzi 9. Pietro Manzonetto 10. Giuliano
Buffelli
Le suddette candidature verranno proposte per il
triennio 2010-2012 a integrazione del Consiglio di Sorveglianza nel
quale già risultano in carica i Consiglieri il cui mandato scadrà con
l’Approvazione del Bilancio 2010 - Costantino Coccoli, Gian Luca Rana,
Fabio Ravanelli, Alfonso Sonato e Angelo Squintani – e i Consiglieri il
cui mandato scadrà con l’Approvazione del Bilancio 2011 - Gabriele
Camillo Erba, Gianni Filippa, Andrea Guidi, Sandro Veronesi e Tommaso
Zanini. |
|
Il Cittadino 12 Marzo 2010
Accogliamo proposte e suggerimenti
Caro Direttore
sono state numerose le telefonate e lettere pervenute alla nostra
Associazione, nella maggior parte anonime, con commenti e "sassate"
sulla nostra Banca.
Telefonate di soci che volevano poter parlare liberamente ma che hanno
avuto paura di ritorsioni. Lettere anonime di dipendenti o clienti che
hanno paura di esporsi in quanto "tengono famiglia" Ecco il clima di
sfiducia è stato così elevato che taluni sono arrivati quasi a pensare
che in una Banca ci possano essere persone in grado di azionare vendette
personali. Vorrei tranquillizzare tutti. Fortunatamente il Banco
Popolare è gestito da tanti onesti manager e da migliaia di onestissimi
e laboriosissimi dipendenti, e posso assicurare, che le critiche
costruttive sono sempre state accettate in un modo molto democratico.
Noi per primi come Associazione, siamo stati tra i più critici sin dai
tempi della fusione, e non abbiamo mai avuto nessuna ritorsione o
segnale persecutorio. Ma parlare e facile e quindi stiamo pensando di
realizzare un blog per chi non è convinto delle nostre parole. Tutti
avranno la possibilità di commentare articoli o notizie, mantenendo
sempre un comportamento e un linguaggio equilibrato ed educato. Ci
auguriamo di ricevere commenti costruttivi, in quanto vogliamo vedere la
nostra Banca tornare ad essere sul territorio il principale motore
per lo sviluppo economico. Ci auguriamo di ricevere molte proposte e
suggerimenti che faremo pervenire agli amministratori a dimostrazione
che gli oltre 20.000 soci e dipendenti presenti nel territorio della
provincia di Lodi sono un grande ed inestimabile patrimonio, e devono
essere ascoltati. Nel frattempo sul nostro sito è già possibile inviare
mail al seguente indirizzo
info@anpalodi.it
cordiali saluti
M. Volpe
Presidente
Associazione Nazionale Piccoli Azionisti del Banco Popolare |
il Giornale.it
9 marzo 2010
Ora il Banco Popolare bussa al mercato
per dimenticare Italease
di Massimo Restelli
Il Banco
Popolare sonda gli investitori istituzionali con l’obiettivo di
raccogliere cinque miliardi sul mercato obbligazionario nei prossimi
anni. L’appuntamento è per la prossima settimana, quando i vertici del
Banco voleranno in Europa per presentare i dettagli della prima tranche
del prestito: si parla di un importo prossimo al miliardo. Il bond avrà
come paracadute una garanzia sugli stessi mutui emessi dal gruppo: una
soluzione non nuova nel mondo bancario (è già stata adottata da Bipiemme,
Ubi Banca, Carige e Unicredit) che dovrebbe aiutare a contenerne i costi
dell’emissione.
L’istituto cooperativo presieduto da Carlo Fratta Pasini, che è anche
stato il primo a puntellare il patrimonio con 1,45 miliardi di Tremonti
bond, vuole infatti «fare provvista» a medio-lungo termine, così da dare
ossigeno ai conti: quest’anno deve affrontare 15 miliardi di prestiti in
scadenza. Un impegno notevole che si interseca con il capitolo
governance: a fine aprile l’assemblea dei soci sarà chiamata a rinnovare
metà consiglio di sorveglianza per un totale di dieci posti. In scadenza
anche Fratta Pasini che siede ai vertici della Popolare da 11 anni e ha
accompagnato il gruppo in un’esplosione territoriale che, mantenendo il
baricentro a Verona, ha portato all’acquisto prima dell’ex Popolare di
Novara e poi della Popolare Italiana di Gianpiero Fiorani: oggi il Banco
conta 2mila sportelli e contende lo scranno di terza banca del Paese ai
concorrenti di Ubi. Secondo il consensus del mercato, Verona ha chiuso
il 2009 con profitti prossimi ai 200 milioni. Ma anche sull’ultimo
esercizio ha pesato Italease, l’ex controllata del leasing rimasta
travolta dalle sue stesse alchimie finanziarie che hanno poi portato
all’addio di Fabio Innocenzi.
Il nuovo corso del Banco, affidato all’amministratore delegato Pier
Francesco Saviotti, ha cercato di porvi rimedio ma per incollare i cocci
di Italease restano ancora da gestire alcuni crediti difficili (in gergo
«non performing») e le contestazioni dell’Agenzia delle Entrate. Da qui
l’atteggiamento di prudenza con cui il mercato continua a osservare il
Banco e la sensazione diffusa tra le Sim milanesi che «difficilmente i
risultati dell’ultimo trimestre 2009 saranno distanti da quelli dei tre
mesi precedenti». Ieri in Borsa il titolo ha chiuso debole (-0,68% a
5,08 euro) come gran parte del comparto, ma da inizio anno la perdita è
del 3,5% e supera il 68% dal gennaio 2008.
Dal punto di vista tecnico, puntualizza Verona, il bond consentirà di
trasformare alcuni titoli Abs emessi nell’ambito di
auto-cartolarizzazioni. Come detto i titoli saranno emessi dal Banco e
offriranno in garanzia un pacchetto di mutui concessi dalle agenzie del
Banco sul territorio: il portafoglio ceduto a paracadute della prima
emissione ha un debito residuo di 1,4 miliardi.
Questa impostazione, spiegano gli analisti, permette a Verona di ovviare
al proprio merito di credito (a dicembre S&P ha messo sotto osservazione
il giudizio a lungo termine) contenendo i costi della raccolta: il Banco
punta a spuntare un rating «AAA» per le obbligazioni e il collocamento è
affidato a Ubs e Rbs.
«L’importo complessivo è molto elevato, paragonabile a quello di
un’emissione di titoli di Stato», nota Angelo Drusiani esperto di
Albertini Syz e decano del reddito fisso in Italia. Quanto al
rendimento, Drusiani si attende «un differenziale di almeno 1-1,2 punti
rispetto al Btp decennale che attualmente rende il 3,9% lordo», ma la
promessa di guadagno potrebbe arrivare anche al 5,5%. Valori che
renderebbero i bond del Banco adatti per gli istituzionali più
«cassettisti», quelli disposti a rinunciare alla rapida liquidabilità
del titolo prima della scadenza.
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Il Cittadino 9
Marzo 2010
BANCA POPOLARE
La critica a una strategia che non è vincente
Illustre Direttore
nella mattinata di venerdì scorso, non avendo ancora letto il Suo
quotidiano sono stato raggiunto da diverse telefonate chemi segnalavano
una lettera del Sig. Luigi Negroni sull’edizione del 5 marzo. Premetto
che lo stesso mi è sembrato un lettore “occasionale” e non un
“affezionato” in quanto, da tempo, approfittando dello spazio “Lettere &
Opinioni”mi si è consentito di esprimere, con competenza ed educazione”
il mio libero pensiero su una realtà nella quale ho speso gli anni
migliori della mia vita lavorativa (In una Controllata del Gruppo) e che
negli ultimi anni (speriamo nel futuro) non riconosco nel Gruppo nato,
una strategia di Banca Popolare. Non siamo ancora arrivati alla censura
della stampa, i Posteri daranno il loro giudizio. Per quanto attiene al
Sig. Vecchi mi sono riferito ad un articolo appena pubblicato lunedì
primo marzo ed alla neonata Associazione Piccoli Azionisti del Banco,mi
è sembrato chiaro. La problematica della sponsorizzazione chi mi
telefona l’ha capita. Il problema è, secondo me (non ho la presunzione
che tutti la condividano) direttamente collegata ai risparmi di soldi
che si renderebbe necessaria ( Su tutti i fronti) a favore di una
politica del personale tendente, specie in questi momenti, ad assorbire
tante giovani forze lavorative. Spero che il Sig. Negroni sia al
corrente di come stanno molte famiglie del Lodigiano: ricordo che la
Banca di cui stiamo parlando è una“ Popolare” di estrazione “
Cattolica”. La squadra di riferimento è la Assigeco che fa capo alla
Famiglia del Geometra Curioni, Consigliere della Banca (non so cosa
possa centrare il Sindaco di Lodi). Posso pensare che pagare una
sponsorizzazione in questa particolare situazione, possa generare
qualche conflitto di interesse, in presenza di cifre che potrebbero
avere anche altre destinazioni? Ognuno la pensi come vuole. Per quanto
attiene agli altri dubbi sollevati, voglio essere corretto fino in fondo
ed esaudire le curiosità di questo Signore. Conosco molto bene
dall’interno queste realtà (ho dovuto partecipare per spirito di squadra
a circa 30Assemblee) di cui mi onoro di avere fatto parte e speso tante
energie in 5 Regioni (ma non per le vacanze). La mia Banca mi ha dato
dignità,mi ha professionalmente formato, e grazie alla stessa ho
cresciuto la mia famiglia. Poi qualcosa si inceppato e ho interpretato
il tutto in una nuova luce.Mi sono considerato superato dai nuovi tempi
(la finanza) e dignitosamente mi sono fatto da parte (ma non mi sono
messo le pantofole) ho solo cambiato strada. Mi permetto solo di dire
che preferivo non essere spettatore di questa brutta situazione.
Vede,Direttore, le posso solo raccontare che quasi sul finire della
“Prima Repubblica” mi sono permesso di chiedere una promozione,mi è
stato chiesto chi fosse il mio “Sponsor”.Ho capito allora tante cose.
Ritornando a noi, la mia è stata solo una critica ad una “strategia” che
personalmente considero non vincente e convincente. Da qui l’invito ad
andare a rilegge tutti imie scritti. Se vuole glieli faccio recapitare a
domicilio e forse capirà tante cose. Gli eventi degli ultimi anni sono
sotto gli occhi di tutti, ognuno può dare la propria interpretazione,
comunque La invito a seguire più da vicino il Banco ed ai suoi
risultati. Per chiudere confermo che nella mia vita ho solo lavorato e
non ho mai fatto attività sindacale (sono iscritto tuttora alla Fabi),
non ho persone da proteggere in quanto fortunatamente e con mia grande
soddisfazione i miei figli (i soli per i quali sarei preoccupato) hanno
scelto strade completamente diverse. Inoltre al momento non sono
iscritto ad alcun partito e non faccio riunioni da “carbonaro”ma il
tutto alla luce del sole. Siccome opero in un tessuto economico molto
importante il problema delle frequenti rotazioni esiste glielo posso
assicurare e non aggiungo altro. Inoltre caro Sig. Negroni La privilegio
di una privata confessione :dopo l’uscita dalla Banca, tanto è stata la
delusione di fondo provata (la componente uomo è stata determinante) che
ho pensato di dedicarmi ad opere di volontariato, alla fine la scelta è
caduta sul canile di Casalpusterlengo che si occupa di cani abbandonati.
Ognuno dia l’interpretazione che vuole. Ho iniziato a scrivere un libro
sugli ultimi passati in banca, appena terminato Le invio una copia. E’
contento della nuova Banca Popolare di Lodi? Sono estremamente felice e
mi congratulo con Lei. Vive cordialità
Angelo
Origi
Casalpusterlengo |
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Il Cittadino 5
Marzo 2010
POPOLARE
Ma Origi ha parenti nella Banca?
Illustrissimo
Direttore, mi scusi se la disturbo con queste poche righe ma non ho
capito la lettera pubblicata Il 3 marzo 2010 a pag. 26 inerente la Banca
Popolare di Lodi a firma del Sig. Origi Angelo. Non capisco: il tenore
della lettera, mi sembra più una analisi sindacale in difesa delle
rotazioni dei Dipendenti, forse il sig. Origi ha qualche parente che
lavora in Banca che non sopporta le rotazioni? Non capisco a cosa si
riferisce quando cita le sponsorizzazioni di una squadra sportiva. La
Popolare di Lodi appare nei manifesti a Lodi quando il Comune Organizza
nella Stagione estiva Lodi al sole stando al suo ragionamento Sig. Origi
vuol dire che sponsorizza il Sindaco di Lodi? Lei è completamente fuori
strada si informi meglio di come avvengono le sponsorizzazioni alla
Lodi. Quello che non mi piace nella Sua lettera, è che sembra accusare
tutti e nessuno, mi sembra il riassunto di quelle riunioni “ segrete “
che magari si tengono a Casalpusterlengo a favore di A o a favore di B e
per raccogliere le firme di adesione a quella Associazione senza sapere
come è cambiata la Banca, senza vivere dall’ interno la Nuova Banca
Popolare di Lodi ma poter dimostrare illusionariamente che “siamo in
tanti”. Poi sig. Origi, lei deve essere chiaro. Quando cita un certo
“Sig. Vecchi a capo”, lei deve precisare se trattasi del Sig. Vecchi di
Roma Presidente dell’ Associazione Piccoli Azionisti Alitalia o del Sig.
Vecchi di Roma Sindacalista della Banca o del Sig. Vecchi di Roma
Presidente dell’Associazione Piccoli Azionisti del Banco Popolare? Ma ha
controllato quanti sig. Vecchi ci sono nella Provincia di Lodi? Non
vorrei fossero sempre omonimie come già era stato pubblicato proprio su
questo quotidiano. Cordialmente
Luigi
Negroni |
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Il Cittadino 2 Marzo 2010
FONDAMENTALE IL RUOLO
DI COLLEGAMENTO DI
CASTELLOTTI
CON I CONSIGLIERI DELLA BANCA LODIGIANA, QUASI PRONTA LA LISTA DEL CDA
Presidenza Bpl, c’è l’intesa suMinoja
Sarà lui a sostituire Perotti, la vicepresidenza andrà a Curioni
Le indiscrezionisul nuovo presidente della Banca
Popolare di Lodi circolavano da qualche settimana. Tuttavia la scelta
definitiva è arrivata soltanto a c a v a l l o d e l “we e k end ” .
Nelle scorse ore si è chiuso il cerchio sul nome di Mario Minoja,
professore universitario e commercialista di Lodi, che si appresta a
prendere il posto di Enrico Perotti al vertice del più importante
istituto di credito del territorio. Per la vicepresidenza vicaria della
Bpl è stato invece individuato Franco Curioni, originario di Casale,
fondatore della società di brokeraggio assicurativo Assigeco. La
giornata di oggi segnerà un’altra tappa fondamentale nella costruzione
della Bpl del futuro, perché dovrebbe essere raggiunta l’intesa su gran
parte della lista di candidati per il nuovo consiglio di amministrazione
della Popolare. La scelta definitiva, poi, spetterà all’assemblea dei
soci della Banca Popolare di Lodi, che di fatto ha un unico azionista,
il Banco Popolare, detentore del cento per cento delle quote. La corsa
alla presidenza della Popolare di Lodi ha subìto un’accelerazione negli
ultimi giorni della scorsa settimana. Mercoledì una delegazione di
rappresentanti del mondo imprenditoriale lodigiano si è recata a Verona,
dal presidente del Banco, Carlo Fratta Pasini, per chiedere un
“ricambio” nel nuovo cda della Popolare di Lodi. La giornata di venerdì
è stata costellata da altri importanti incontri al vertice. Alla fine,
Duccio Castellotti, consigliere di sorveglianza del Banco, ha agito come
referente dei consiglieri lodigiani che siedono nel Consiglio di
sorveglianza e nel Consiglio di gestione del Banco, a Verona. Nel fine
settimana ha avuto, a Lodi, una lunga serie di contatti, al termine dei
quali è stata raggiunta un’intesa sui nomi di Minoja e Curioni. Intanto,
a testimonianza che i giochi appaiono chiusi, ieri il notaio Angelo
Squintani ha precisato che «circa la candidatura alla presidenza della
Bpl, pur sollecitato da ambienti e persone lodigiane, non c’è mai stata,
per motivi professionali e familiari, la disponibilità a ricoprire tale
carica». Mario Minoja, ieri pomeriggio impegnato in una lezione
universitaria, ha fatto ritorno a Lodi soltanto in serata e ha mantenuto
il tradizionale riserbo. Laureato in economia aziendale all’università
Bocconi di Milano, professore di economia aziendale all’università di
Modena e Reggio Emilia, Minoja è anche impegnato nello studio
commercialista di famiglia, uno dei più importanti di Lodi. Il suo
ingresso nella galassia Banca Popolare di Lodi risale al 2006, quando è
stato eletto consigliere di amministrazione (in seno alla lista
GiardaGronchi) di quella che ancora si chiamava Banca Popolare Italiana.
A metà del 2007, poi, a seguito della fusione della Bpi con la Popolare
di Verona, Minoja è stato nominato nel Consiglio di sorveglianza del
Banco Popolare, in quota lodigiana.
Lorenzo Rinaldi |
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ANSA.it
Banco Popolare: ha 150 mln bond Spagna
E 91 mln di titoli di Stato della Grecia
02 marzo, 20:14
(ANSA) -
MILANO, 2 MAR - Il Banco Popolare ha in portafoglio 150 mln di euro di
obbligazioni governative spagnole e 91,1 mln di euro di titoli di Stato
della Grecia. E' quanto si legge nel prospetto informativo sul prestito
obbligazionario convertibile del Banco Popolare. 'Non sono presenti nei
portafogli del Gruppo - si legge inoltre - titoli di Stato del
Portogallo'. |
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QUANTO VALE LA CORSA ALLE
POLTRONE PER IL BANCO POPOLARE.
Sono
tanti i soci che si lamentano per i compensi pagati ai consiglieri in
particolare ai lodigiani che si sono distinti per la grande assenza dal
territorio. In vetta alla classifica tra i lodigiani abbiamo il
Professor Giarda, Vicepresidente Vicario del consiglio di sorveglianza
che nel corso del 2008 ha portato a casa la ragguardevole cifra di
670.000 euro. Segue con ben 243.000 un altro cattedratico che
rappresenta i lodigiani: il consigliere di Sorveglianza Mario Minoja.
Considerato che il compenso base per tutti i consiglieri del Banco
dovrebbe essere di 110.000 euro + 800 euro per gettoni di presenza ci si
domanda come possa essere arrivato a percepire tra rimborsi e compensi
per altri incarichi circa 133.000 euro. Se fossero tutti gettoni di
presenza il consigliere lodigiano ha praticamente presenziato ben 166
volte nel corso di un anno: se togliamo le festività ha presenziato 3
giorni alla settimana incluso il mese di agosto. Dagli allegati di
bilancio risulta che Mario Minoja: è professore associato di “Economia
Aziendale” all’Università di Modena e Reggio Emilia, professore a
contratto di “Economia Aziendale” all’Università Bocconi di Milano e di
“Etica e valori aziendali” all’Università di Pisa. E' autore di diverse
pubblicazioni è presidente del Collegio Sindacale di Astem S.p.A., Linea
Group Holding S.r.l. e Sindaco effettivo di Lincon Italiana S.p.A. e
Conter S.p.A.. La domanda spontanea che sorge a questo punto è: come si
può amministrare bene delle società con tutti questi incarichi? La
risposta è ancora più spontanea: basta vedere i risultati. Ma oltre a
Minoja la pattuglia “lodigiana” annovera un altro “superconsigliere” che
ha percepito ben 246.000 euro: Pietro Manzonetto. Altro cattedratico
dell’università cattolica, dottore commercialista e revisore contabile
con numerosissimi incarichi in molte società tra le quali citiamo:
Presidente del Collegio Sindacale Gruppo Banca Leonardo S.p.A.
Presidente del Collegio Sindacale RCS MediaGroup S.p.A.
Presidente del Collegio Sindacale CIR S.p.A.
Presidente del Collegio Sindacale Otis S.p.A.
Presidente del Collegio Sindacale Otis S.r.l.
Presidente del Collegio Sindacale Allianz S.p.A
Presidente del Collegio Sindacale Allianz Bank Financial Advisor S.p.A.
Presidente del Collegio Sindacale Humanitas Mirasole S.p.A.
Fanalini di coda per quanto riguarda i compensi Luigi Corsi consigliere
di gestione con 'soli' 145.000 euro Guido Castellotti con 137.000 euro,
Costantino Coccoli con 91.000 euro e Il “povero” notaio Squintani con
soli 90.000 euro.
Nel corso dell’ultima assembla il presidente dell’Associazione Nazionale
dei Piccoli Azionisti Modesto Volpe ha ricordato al Prof. Giarda che
oltre a non avere più titolo a rappresentare i lodigiani, non avendo la
cittadinanza sul territorio, ha anche oltrepassato abbondantemente i 70
anni e sarebbe anche auspicabile un pensionamento.
REDEmail: redazione@lodiedintorni.it |
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Il Cittadino 1 Marzo 2010
L’augurio che si tratti dell’inizio di un vero
rinnovamento
Gentile direttore, leggendo quanto appare (e quanto traspare) dagli
articoli del «Cittadino», la vicenda del rinnovo del consiglio
d’amministrazione della Banca Popolare di Lodi appare ormai incamminata
verso una soluzione condivisa.È incontestabile che sia stato avviato un
rinnovamento auspicato da innumerevoli parti, e il drastico cambiamento
ai massimi vertici della Banca Popolare mi pare vada in questa
direzione.Altro resta da fare in quanto, se quanto il Vostro giornalista
Rinaldi ha scritto in questi giorni è vero (e non c’è ragione di
dubitarne) tutta la vecchia nomenclatura, vecchia di nome e di fatto (“i
pensionati”, come li stanno chiamando nel territorio lodigiano) rimarrà
per intero al proprio posto, incollata al proprio cadreghino. Qualcuno
con meno emolumenti in tasca, qualcun altro con meno prestigio, ma tutti
al loro posto.C’è da augurarsi che si tratti solo dell’inizio di un vero
rinnovamento, che è l’unica strada per ridare visibilità e lustro alla
Banca Popolare di Lodi. Pietro Ferrari
Caro Ferrari, colgo l’occasione
della Sua lettera per una comunicazione. Sono arrivate in questi giorni
al Cittadino cinque lettere aventi come argomento la Banca Popolare di
Lodi. Alcune sono anonime, altre hanno un indirizzo e numero di telefono
inventati. Non saranno pubblicate: troppo comodo tirare le sassate e
nascondere la mano.Ferruccio Pallavera
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DALLA
PRIMA PAGINA
Il Cittadino
La Popolare, il
Lodigiano, il futuro
Partiamo dai numeri, riferiti al 2009. I
finanziamenti alle famiglie sono cresciuti del 14%, quelli alle piccole
imprese del 16%, alle medie imprese del 9%. I conti correnti aperti, in
un anno, sono stati circa undicimila. Il bilancio della Banca Popolare
di Lodi si chiuderà finalmente, dopo anni di batoste, con un discreto
attivo. La Popolare, dunque, superato lo tsunami Fiorani, è finalmente
tornata a macinare utili. Questo è un aspetto importante, perché arriva
in un momento nel quale il consiglio d’amministrazione della banca, tra
breve, andrà al rinnovo. Concedetemi di fare, a tale proposito, poche
considerazioni. I lettori le valutino come pensieri fatti a voce alta,
a titolo prettamente personale, che non coinvolgono la linea del
Cittadino.
Primo.
Il management della Popolare a cui soprattutto
va riconosciuto il merito dei numeri positivi sopracitati in questi
ultimi tempi ha lavorato sodo. Ha saputo riannodare i fili tra la banca
e il territorio, fili che in parte in erano allentati, in parte
spezzati. L’immagine dell’istituto di credito è pure tornata a brillare,
grazie in particolare alla Fondazione ad esso collegata e ai generosi
contributi elargiti in tutto il territorio.
Secondo.
Parliamo di consiglio d’amministrazione, in
fase di rinnovo. La Popolare di Lodi è una banca nazionale. I suoi
sportelli sono presenti in tutta Italia. È giusto che ci siano territori
che non esprimono alcuna rappresentanza nel consiglio della banca?
Perché il Gallaratese non ha un proprio uomo nel Cda? Perché la Brianza
non viene tenuta in giusta considerazione? E il Parmense? E la Sicilia,
con il suo alto numero di filiali? Non si tratta di aggiungere nuove
poltrone a quelle che già ci sono, ma di ridistribuirle con equità.
Anche tra i lodigiani che siedono nel Cda è auspicabile un
cambiamento.Cosa se ne fa il nostro territorio di una banca
lodicentrica? A noi serve una banca con le radici ben piantate nel
territorio nel quale è nata e dove batte il suo cuore, aperta a tutte le
aree nella quale è presente con un alto numero di sportelli, con una
giusta ma non schiacciante rappresentanza lodigiana al suo interno.
Terzo.
Negli anni recenti molte banche, in particolare
le Popolari, sono cresciute di dimensioni, mediante aggregazioni con
altri istituti o attraverso acquisizioni, senza per questo perdere la
loro vocazione localistica. È quanto è avvenuto nel nostro territorio,
dove però il localismo attende di essere ulteriormente valorizzato. E
più la Popolare di Lodi prenderà il largo, più macinerà utili, più ne
trarrà vantaggio il Lodigiano intero, grazie alla Fondazione, che avrà
più risorse e più soldi da distribuire alle nostre realtà. Quarto. Un
autorevole personaggio del Banco Popolare ha scritto che, dopo la crisi
finanziaria, si tornerà a «fare banca» sul territorio, e questo implica
il rilancio delle relazioni con le imprese e le famiglie. Implica anche
un rinnovato patto tra banca e territorio. Tutti sappiamo che il governo
della banca lodigiana fa capo a Verona. È giusto. Ma il Lodigiano non ha
un proprio rappresentante nella stanza dei bottoni. La Popolare di Lodi,
dopo il matrimonio con il Banco, vi ha inviato persone squisite e
capaci, che però non sono lodigiane, non conoscono la nostra terra,
nella quale non mettono mai piede. Chi le ha mai viste? Questi sono anni
cruciali, e il Lodigiano sta giocandosi il proprio futuro su alcune
grandi scommesse, alle quali la banca se lo vorrà potrà dare il proprio
contributo di idee e di risorse. Non possiamo permetterci che a Verona
nessuno rappresenti, ad alto livello, l’identità e le aspirazioni della
nostra terra. Non è nostro compito fornire suggerimenti alle banche, non
tocca a noi proporre nomi per chi siederà sulle poltrone. Ma non
intendiamo venire meno al nostro ruolo di persone che vogliono bene al
territorio lodigiano se, in un momento importante come questo, non
ricordassimo quali sono i compiti delle istituzioni che in esso
risiedono.
E la Banca Popolare di Lodi, fondata nel 1864,
piaccia o no è una di queste.
Ferruccio Pallavera
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Il Cittadino 20 Febbraio 2010
FISSATO
UN INCONTRO PER MERCOLEDÌ 24 FEBBRAIO A
VERONA
CON LO SCOPO DI CHIEDERE UN FORTE RICAMBIO AI VERTICI DELLA BANCA
Popolare, delegazione da Fratta Pasini
I
rappresentanti del mondo economico lodigiano vogliono una svolta
Il tumultuoso succedersi degli
eventi che sta caratterizzando la vita della Banca Popolare di Lodi ha
subito nelle ultime ore una vera accelerazione. Ora tutti guardano alla
giornata di mercoledì 24 febbraio, quando una delegazione composta dai
massimi rappresentanti del mondo economico lodigiano si recherà a
Verona, per esprimere al presidente del Banco, Carlo Fratta Pasini, la
propria opinione sul futuro della Popolare di Lodi. E la richiesta sarà
una sola: cambiamento. Tra pochi giorni i vertici veronesi del Banco
indicheranno i nominativi che faranno parte del futuro consiglio
d’amministrazione della Banca Popolare di Lodi, presidente compreso.
Pare che tutto il consiglio uscente sia intenzionato a rimanere al
proprio posto, auspicando una totale riconferma. Ma su questa linea non
sono le organizzazioni del mondo economico del territorio. “Il
Cittadino” di ieri ha riportato una lettera durissima di Massimo
Forlani, presidente di Confartigianato Imprese della Provincia di Lodi,
che ha sferrato un attacco senza precedenti agli esponenti lodigiani del
Cda della banca, definiti «i soliti pensionati, parecchi senza arte ne
parte, che aspirano a preservare il sedere sulla sedia da qualche decina
o centinaia di migliaia di euro l’anno, mentre dovrebbero ringraziare i
loro santini per quello che hanno avuto e in buon ordine andarsene a
casa, salvando la faccia». Forlani chiede un forte ricambio: un «rinnovo
di idee, di progettualità, di persone, di qualcuno che abbia la voglia,
la capacità, le relazioni e il talento per remare dalla stessa parte del
management e riportare la Popolare al centro dello sviluppo del
territorio, soprattutto nell’interesse del gruppo di cui fa parte.
Servono attori che portino vero valore aggiunto ». Nel corso della
settimana correva voce che gli esponenti del mondo economico locale
avessero richiesto inutilmente un incontro a Carlo Fratta Pasini.
L’incontro è stato fissato ieri mattina, all’indomani della
pubblicazione delle pesantissime bordate sparate da Forlani attraverso
“Il Cittadino”. Sembra che a Verona, mercoledì prossimo, si recheranno i
rappresentanti delle associazioni dell’artigianato, dell’agricoltura e
del commercio della provincia lodigiana. Tutti fuorché gli industriali:
in poche parole, il medesimo fronte che ha girato pagina alla Camera di
Commercio,mandando a casa il presidente uscente Enrico Perotti. Lo
stesso Perotti che è anche presidente della Banca Popolare. Il medesimo
fronte ora è intenzionato a chiedere a Carlo Fratta Pasini che nel Cda
della Popolare di Lodi vengano inseriti nominativi che siano la vera
espressione del territorio, che portino valore aggiunto alla Banca e non
si limitino a riempire il proprio portafoglio con gli emolumenti
percepiti e il gettone di presenza. Nomi per iscritto non se ne fanno.
Forlani, nella sua lettera, ha chiesto espressamente a Verona «di
ascoltare le richieste delle associazioni imprenditoriali e delle
istituzioni del territorio, che stanno chiedendo di sostituire coloro
che non rappresentano più nessuno se non loro stessi». Sta montando
anche un forte malumore per come fino ad ora sono andate le cose e per
il posizionamento registrato tra coloro che vogliono rimanere, almeno
per un altro mandato, nella stanza dei bottoni della Popolare di Lodi.
articolo non firmato |
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Il Cittadino 20 Febbraio 2010
FONDAZIONE
È giusto pagare i debiti creati dall’Università?
Mi consenta, egregio direttore, ma
dopo aver letto che la Fondazione della Banca Popolare di Lodi dovrà
destinare la maggior parte delle sue risorse per pagare i debiti
dell’Università di Lodi, ho fatto un salto sulla sedia. Dottor
Castellotti, non la prenda alla leggera come sta facendo. Guardi che non
è bello che i soldi della Fondazione siano indirizzati a un’Università
che per il Lodigiano finora non ha fatto un niente di niente. Quando
parlate di università a Lodi (e qui, caro signor direttore del
Cittadino, me la prendo anche con Lei) dite che è un’eccellenza per il
territorio. Ma quale eccellenza? Quali sono state le ricadute positive
che abbiamo avuto finora a livello occupazionale?
Zero sotto zero.
Luigi Prati |
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Cittadino 19 febbraio 2010
Se si tratta solo di ottenere denaro, ci sono altre
banche
Ci
risiamo, tempo di rinnovi e cosi un sacco di gente ricomincia ad
agitarsi, a sgomitare, cerca appoggi, fa promesse, anche sapendo di non
poterle mantenere. Intorno alla Banca Popolare di Lodi è tutto un
movimento, gli uni contro gli altri armati, fra quelli che non vogliono
perdere il posto e quelli che il posto lo vorrebbero loro. Facce nuove e
facce vecchie, i soliti pensionati, parecchi senza arte ne parte, che
aspirano a preservare il sedere sulla sedia da qualche decina o
centinaia di migliaia di euro l’anno, o da qualche centinaia di chili di
potere, mentre dovrebbero ringraziare i loro santini per quello che
hanno avuto e in buon ordine andarsene a casa, salvando la faccia. A
guardar bene poi, quelli che si agitano di più sono
coloro che sanno di non valere
granché, perché gli altri come sbarcare il lunario lo sanno bene, anzi,
alcuni lo sbarcano alla grande. Se rinnovo è, che lo sia veramente:
rinnovo di idee, di progettualità, di persone, di qualcuno che abbia la
voglia, la capacità, le relazioni e il talento per remare dalla stessa
parte del management e riportare la Popolare al centro dello sviluppo
del territorio, soprattutto nell’interesse del gruppo di cui fa parte.
Servono attori che portino vero valore aggiunto e non solo personaggi in
cerca del rinforzone al loro “740” e di un incarico di cui fregiarsi,
pronti a recitare la parte. Tutto questo agitarsi ha senso solo se è
vero, come sentito dire più volte, che la Popolare di Lodi è parte di un
gruppo, con pari dignità e pari peso, perché se cosi non è, allora è
inutile spendere del tempo e pensare alla Popolare come qualcosa di
diverso rispetto ad altre banche. Fino ad ora si è considerata la
Popolare come una banca del territorio, privilegiandola nelle scelte,
perché ritenuta asse portante della crescita del Lodigiano, di cui è
espressione. Ma più delle parole valgono i fatti e se non si vorrà
ascoltare le
richieste delle Associazioni imprenditoriali
e delle Istituzioni del territorio, che stanno chiedendo di sostituire
coloro che non rappresentano più nessuno se non loro stessi, avremo la
prova che il principio, espresso più volte dal Banco, per cui deve
essere il territorio a esprimere i propri rappresentanti, è aria fritta.
E sarà così evidente, anche a quelli che ancora credono alle favole, che
Verona ha comperato la Popolare e che ne fa quello che vuole,
legittimamente, distribuendo le sedie a chi fa comodo loro.
E allora non ci sarà più ragione di passare sopra alla
complicazione delle procedure, alle condizioni non vantaggiose, che a
volte distinguono la Popolare rispetto alle altre banche, solo in
ragione della sua appartenenza al territorio, perché se si tratta solo
di ottenere denaro questo lo si può fare anche con le altre e spesso
meglio e a più buon mercato. Anzi può essere che da prima della lista la
Popolare passi ultima, perché sentirsi presi per il cavallo dei
pantaloni non fa piacere a nessuno e non tutti siamo in vendita, o per
essere più precisi, non credo che Fratta Pasini e soci abbiano
abbastanza soldi per pagarne il consenso, mentre a quelli che non se ne
vogliono andare potrebbero offrire anche meno di oggi. Tanto per quello
che fanno e per quello che valgono, la metà è già tanto. E lo sanno pure
i diretti interessati.
Massimo Forlani
presidente Confartigianato Imprese della Provincia di
Lodi |
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Cittadino 19 febbraio 2010
POPOLARE 2
Fuori i politici dal
consiglio della banca
Caro Direttore, ho letto
con attenzione la lettera del Sig. Luigi Prati pubblicata il 17 febbraio
e mi meraviglio come il Signor Prati possa saltare sulla sedia alla
notizia del finanziamento pluriennale a beneficio della Università. Il
problema forse è un altro: va modificato lo statuto della Fondazione! Va
riscritto l’articolo 6 Modalità Operative oppure va modificato l’
articolo 8 Programmazione delle attività e modalità operative al punto 1
che permette una programmazione triennale. Può trovare lo Statuto
aggiornato in data 14 ottobre 2009 sul sito della Fondazione Banca
Popolare di Lodi Vede Sig. Prati, io azionista mi sono sentito tradito
dalla Banca Popolare di Lodi perché avendo chiuso in rosso il bilancio,
non ho percepito alcun dividendo mentre poi leggo sulla stampa il
finanziamento di oltre 3 milioni alla Fondazione che sono stati devoluti
ai quei famosi 72 progetti dettagliatamente riportati dal Cittadino che
alcuni mi hanno veramente demoralizzato vedendo degli importi importanti
dove sono finiti. Qui si fanno programmazioni senza sapere se i futuri
bilanci chiuderanno con un segno positivo ed è solo da quel segno
positivo che verrà calcolato quanto verrà dato alla
Fondazione a meno che il Banco Popolare
esegua delle donazioni o che qualcuno pretenda una cifra fissa
indipendentemente dai bilanci. Credo Sig. Luigi Prati che il Banco
Popolare debba togliere i politici o ex politici dal Consiglio della
Banca Popolare di Lodi e dalla Fondazione della Banca Popolare di Lodi e
le dico questo perché si legge nello Statuto della Fondazione, alla
Parte IV Comitato di Indirizzo , articolo 15 “Composizione”, al punto
due che sono membri di diritto: il Presidente della Banca Popolare di
Lodi, il Sindaco della Città di Lodi, il Presidente della Provincia di
Lodi, il Presidente della Camera di Commercio, un rappresentante della
Diocesi di Lodi. Pertanto questo comitato di indirizzo così composto
indirizza il Consiglio della Fondazione. Lei Sig. Prati si meraviglia
per
l’Università, io mi meraviglio per il Parco Tecnologico Padano, mi
meraviglio perché nessuno più parla dei terreni recintati delle ex
Officine Adda che forse faranno parte del Nuovo Piano Regolatore; mi
meraviglio che la Banca non li usi momentaneamente a pagamento, in
attesa sul da farsi, come parcheggio dei pendolari, mi meraviglio che
non si parli più della tanto sbandierata Casa dell’Agricoltura che
pareva già fosse in fase di finanziamento dalla Fondazione eccetera. Ce
ne sarebbero una infinità di argomenti che farebbero saltare su una
sedia.
Cordiali saluti
Lettera firmata
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Cittadino 19 febbraio 2010
POPOLARE 3
L’Università e la Fondazione: “Il re è nudo”
Gentile direttore, c’era una volta
un sarto furbissimo che incantò un imperatore al punto tale da fargli
credere che gli avrebbe confezionato un vestito bellissimo ma invisibile
agli occhi di coloro che non avevano la coscienza a posto. La notizia
corse per tutto il suo impero, e quando finalmente l’imperatore indossò
l’abito «invisibile» (abito che evidentemente non esisteva) tutti videro
che l’imperatore non indossava alcun vestito, ma se ne stettero zitti
per timore di essere trattati da sciocchi, finché un bambino innocente
gridò: «Il re è nudo!». Allora tutti aprirono gli occhi e capirono
quanto era accaduto. Il re ci fece la sua figura barbina e il sarto,
invece... beh, lasciamo perdere. Gentile direttore, c’era una volta una
città nella quale i politici e i banchieri decisero di insediarvi una
bella università con tutto il suo contorno. Dissero che l’università
avrebbe portato un grandissimo giovamento alla città, che sarebbe stata
il fiore all’occhiello e l’eccellenza per l’intero territorio. I
politici si ficcarono nei consigli d’amministrazione dei vari enti
collegati (probabilmente con gettone di presenza ben retribuiti) e i
banchieri finanziarono la costruzione di tutto il parco universitario. E
tutti dissero che la gente del città doveva essere soddisfatta per
quanto era stato creato, e che solo gli sciocchi non avrebbero capito
queste cose. Finché... Finché... un lettore del “Cittadino” non prende
carta e penna e non scrive una bella lettera al giornale della città. In
essa il signor Luigi Prati (vedi lettera apparsa sul “Cittadino” il 17
febbraio scorso) testualmente scrive: «Non è bello che i soldi della
Fondazione della Banca Popolare di Lodi siano indirizzati a
un’università che per il Lodigiano finora non ha fatto un niente di
niente. Quando parlate di università a Lodi dite che è un’eccellenza per
il territorio.Ma quale eccellenza? Quali sono state le ricadute positive
che abbiamo avuto finora a livello occupazionale? Zero sotto zero».
Gentile direttore Pallavera, avrei voglia di prendermela anche con Lei,
perché ha più volte lodato sul “Cittadino” l’insediamento
dell’Università e del suo Parco a Lodi. Ma me ne sto zitto, perché
grazie alla pagina delle lettere sta permettendo anche a noi di cantare
fuori dal coro, e di scrivere che a Lodi “il re è nudo”. Ogni lodigiano
tragga le dovute conseguenze. Amen.
Luigi Forti |
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Cittadino 16 febbraio 2010
BANCA POPOLARE
Pubblicate gli emolumenti dei consiglieri
Carissimo direttore,
ho sempre apprezzato la posizione assunta dal Cittadino riguardo alla
Banca Popolare di Lodi fin dall’epoca di Fiorani. Quando c’era il Forex
e tutti, anche taluni politici che ancora adesso vanno per la maggiore,
facevano da scendiletto al padrone della Banca, voi già cantavate fuori
dal coro. Ho apprezzato il fatto che ancora oggi il giornale mantenga
una posizione critica nei confronti di alcuni personaggi che governano
la Banca. Condivido quanto hai scritto questa mattina (lunedì
15 febbraio, Ndr)
nella risposta data alla lettera del signor Ferrari, però mi piacerebbe
tanto conoscere una cosa: quale emolumento hanno percepito i signori
lodigiani che occupano le poltrone della Banca Popolare di Lodi e del
Banco di Verona? Mi pare che voi non li abbiate mai pubblicati. Se
Brunetta ha reso pubbliche le consulenze, perché non fate altrettanto
con le banche? Noi soci abbiamo il diritto di conoscere come sono
retribuiti coloro che amministrano la nostra banca. Sulla base
dell’entità del loro compenso e su quanto hanno fatto, come dici tu, a
favore di Lodi e del Lodigiano oppure a favore del proprio portafoglio,
noi soci potremmo decidere se chiedere a gran voce che restino dove si
trovano oppure se farli oggetto di lancio di uova marce (è
carnevale....).
R.C. |
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Quanto costa l'IVA infragruppo ?
Abbiamo iniziato a scrivere oltre un anno fà del provvedimento entrato
in vigore dal 1.1.2009 che di fatto rende non deducibile l'iva per i
servizi erogati dalle società infragruppo.
Alcuni gruppi bancari si sono già dati da fare per esternalizzare a
società o cooperative esterne i servizi, risparmiando di fatto alcune
centinaia di milioni di euro.
Altre hanno "trasferito" il personale in società cooperative
facendole diventare di fatto dei normali fornitori in concorrenza
con altre imprese.
Insomma il problema non è
certo di facile soluzione.
Ci domandiamo però come mai
dopo tre anni abbondanti nessuno sia riuscito a proporre e trovare una
soluzione, ma cosa più importante nessuno ne parla nonostante le nostre
segnalazioni fatte al presidente della Banca Popolare di Lodi e ad
alcuni consiglieri.
E queste più che critiche
sono segnalazioni propositive e costruttive nell'interesse di tutti.
ANPALODI
16 Febbraio 2009 |
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Il Cittadino 12 Febbraio 2010
BANCA POPOLARE
Vogliamo avere più voce in capitolo
Vogliamo avere più voce in capitolo. Purtroppo, e
come penso per la maggior parte dei soci lodigiani interessati, non mi è
stato possibile partecipare all’assemblea tenutasi lo scorso 30 gennaio
scorso ahimé, in quel di Verona, in contra sto con le innumerevoli e
quasi ridondanti richieste di eliminare l’obbligatorietà delle assemblee
straordinarie a Verona, nonché quelle di attribuire alternanza certa
alle assemblee tra Verona e Lodi, che l’Associazione Nazionale dei
Piccoli Azionisti ha più volte avanzato anche durante i due incontri
pubblici, a cui ho partecipato. Quello che è avvenuto, è scontato.
Ho infatti appreso che i soci lodigiani erano presenti comunque in
misura piuttosto ridotta (dipendenti della banca a parte) rispetto ai
2900 soci fisicamente presenti in loco, al momento del voto. E questo,
proprio in un’ assemblea dove, oltre alla delibera di approvazione del
prestito obbligatorio convertibile, volto a rafforzare il patrimonio del
Banco Popolare, sono state ufficializzate due buone notizie riguardanti
direttamente i lodigiani! La prima che il Banco Popolare quest’anno,
dopo le nefaste performance precedenti, pagherà un se pur minimo
dividendo; la seconda che la Banca Popolare di Lodi, dopo anni di
risultati negativi è tornata a produrre utile. È vero che l’informativa
di qualche segnale positivo, era giunta, nei giorni scorsi ai lodigiani
tramite l’articolo del Cittadino, ma ben altro è il poter partecipare
direttamente all’assemblea dei soci. Tutto questo ci è stato ancora una
volta ostacolato, prediligendo la sede Veronese, anche quando
paradossalmente ci dovevano dare notizie positive; ma soprattutto
abbiamo perso ancora una volta l’occasione per capire “in diretta” con i
Vertici aziendali, se la distribuzione del dividendo sia un semplice
“contentino“ per calmare “i soci lamentosi“ o piuttosto, un reale è
concreto segnale di rilancio della Banca. Ed il dubbio è tanto più
legittimo, quanto incalcolabili sono stati i danni che i lodigiani e
tutto il nostro territorio hanno subito ed ancora subiscono a causa
dell’incompetenza, spregiudicatezza, e leggerezza di alcuni ex
componenti dell’organo di amministrazione. Gli attuali, ricordiamo,
stante il crollo delle azioni, continuano a percepire compensi in alcuni
casi superiori allo stipendio di un parlamentare. E questa circostanza,
a dir poco sconcertante, ha intaccato pesantemente la fiducia dei soci,
che, ora più che mai, non si fanno illusioni. Per questo mi auguro che i
fatti e gli acclamati risultati positivi riescano a dissipare i
fortissimi dubbi che la cattiva gestione della Banca, anche negli anni
«post Fiorani», ha radicato nella mente e nel cuore dimolti lodigiani,
soci e non soci, che per questo motivo non distolgono l’attenzione
sull’attività svolta dalla propria Banca e credo, vorrebbero, e ne hanno
pieno diritto, avere più voce in capitolo.
M. Ferrari |
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Il Cittadino 3
Febbraio 2010
BANCA POPOLARE
I sapori del Lodigiano a Verona
Il Cittadino tante
volte ospita lettere di persone che si lamentano della Banca Popolare di
Lodi. Io non voglio prendere le difese di nessuno, anche perché molto
spesso queste lettere hanno un fondo di verità, soprattutto
quando fanno
riferimento alla situazione passata della banca e ai personaggi che
hanno trascinato la Popolare in un girone dantesco. Voglio anch’io dire
qualcosa, per spezzare una lancia a favore della Banca Popolare. Sabato
scorso all’assemblea tenuta a Verona il buffet è stato preparato tutto
con prodotti lodigiani, e i soci l’hanno gustato veramente tanto. I
veronesi ci hanno sempre guardato dall’alto in basso, ci hanno sempre
fatto pesare di aver portato in dote la “l’eredità Fiorani”
(dimenticandosi sempre della loro dote, la “porcata Italease”), ma
questa volta, signor direttore, una rivincita noi lodigiani ce la siamo
propria presa. Alla prossima assemblea ci facciano assaggiare i loro, di
prodotti: vedremo se sapranno fare di meglio.
A.F. |
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Comunicato stampa Associazione Nazionale Piccoli
Azionisti del Banco Popolare
3 Febbraio 2010
Saviotti Lei
piace ai piccoli azionisti.
Queste le prime parole dell’intervento di Modesto
Volpe presidente della Associazione Nazionale dei Piccoli Azionisti, del
Banco Popolare Piace perché senza mezze parole ci ha confermato che il
Banco è sano, non ci sarà fusione con UBI e Italease è sotto controllo
anche se nel 2010 potrebbe rallentare la crescita del gruppo. Se
aggiungiamo che anche la Banca Popolare di Lodi è ritornata all’utile
dopo le ben note vicissitudini, non si può che approvare l’attività
svolta sino ad oggi dall’ Amministratore Delegato. Il Presidente
lodigiano dell’ ANPA ha anche ringraziato pubblicamente l’AD della Banca
Popolare di Lodi Maurizio Di Maio che “ meriterebbe una mille miglia
platinum per essere andato in pochi mesi nelle aziende di centinaia di
clienti della banca.” Noi siamo sempre molto critici, ha proseguito
Volpe, come nel caso della nomina part time , di Di Maio. Ma abbiamo
visto che le nostre critiche che sono di fatto costruttive e
nell’interesse di tutti sono sempre state seguite. Rivolgendosi al
presidente Fratta Pasini, ricorda l’invito fatto in occasione di un
pubblico incontro con i piccoli azionisti nel quale fù richiesta la
riduzione degli emolumenti. Invito che il presidente confermò di
prendere in considerazione con una riduzione del proprio emolumento del
25% al quale si sarebbero allineati tuti gli altri componenti dei
consiglio. Ma oggi prosegue il presidente dei piccoli azionisti non
possiamo accontentarci solo di una riduzione degli emolumenti, il gruppo
deve dimagrire anche nella governance. 90 tra consiglieri e sindaci
nelle sole tre banche principali del gruppo.
Troppi.
Consiglieri come nel caso di Mario Minoia e Pietro
Manzonetto che hanno percepito circa 250.000 euro di compensi pari a
quanto percepisce un senatore del nostro parlamento italiano. Non dello
stesso parere il Presidente Fratta Pasini che auspica oltre
all’allineamento dei compensi, anche quello dei tempi per l’ottenimento
della pensione: 5 anni. Ma il tema principale rimane quello del rinnovo
delle cariche in occasione dell’assemblea di aprile per l’approvazione
del bilancio. E anche in questo caso un grande passo avanti è stato
fatto con la modifica dello statuto che permetterà di far autenticare le
firme delle liste dei candidati alle persone delegate e dipendenti del
Banco. L’unico neo rimane quello della consegna del libro soci che di
fatto in base a vecchie normative prevede l’accesso, o la consegna su
fotocopie a costo del richiedente con spreco di carta tempo.
ANPALODI |
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Comunicato stampa Banco popolare
Assemblea
Straordinaria: approvata l’emissione del Prestito Obbligazionario
Convertibile fino a 1 miliardo di euro.
Verona, 30
gennaio 2010
–
L’Assemblea straordinaria dei Soci del Banco Popolare, riunita in data
odierna in seconda convocazione sotto la presidenza di Carlo
FrattaPasini e alla presenza di quasi 3.500 soci, ha approvato pressoché
all’unanimità i due punti previsti dall’ordine del giorno: l’emissione
del Prestito Obbligazionario Convertibile per un ammontare massimo di 1
miliardo di euro; le modifiche degli articoli 6, 33.2, 39.1, 41.2, 46 e
52 dello Statuto Sociale. In data 28 gennaio era pervenuto il
pregiudiziale provvedimento di conformità da parte della Banca d’Italia.
L’Assemblea ha pertanto attribuito al Consiglio di Gestione la facoltà
di emettere obbligazioni convertibili in azioni ordinarie della Società,
previo parere favorevole del Consiglio di Sorveglianza, fino a un
importo di 1 miliardo di euro da offrire in opzione agli azionisti e ai
portatori delle obbligazioni convertibili del prestito denominato “Banco
Popolare Prestito Obbligazionario Convertibile subordinato (“TDF”) 4,75%
2000/2010 – ISIN IT 0001444360”, con conseguente aumento scindibile del
capitale sociale al servizio della conversione per un controvalore
complessivo massimo di Euro 1 miliardo, comprensivo del sovrapprezzo,
mediante emissione di azioni ordinarie Banco Popolare. Le obbligazioni
convertibili, per cui sarà richiesta la quotazione sul Mercato
Telematico, saranno del tipo
soft mandatory
ed avranno
una durata indicativa di 4 anni. Le caratteristiche della convertibilità
prevedono: la facoltà degli obbligazionisti di convertire le
obbligazioni in azioni ordinarie della Società in qualsiasi momento a
partire dal diciottesimo mese successivo alla data di emissione e fino a
scadenza; la facoltà della Società, dal diciottesimo mese successivo
alla data di emissione e fino alla scadenza, di rimborsare
anticipatamente le obbligazioni mediante pagamento in tutto o in parte
in azioni, con attribuzione di un premio sul valore nominale
dell’obbligazione; la facoltà della Società di rimborsare a scadenza le
obbligazioni convertibili per le quali non sia stata esercitata la
facoltà di conversione in denaro e/o in azioni sulla base del prezzo di
mercato dell’azione Banco Popolare nell’ultimo periodo (da determinarsi
nel regolamento delle obbligazioni anche con riferimento alla liquidità
del titolo) e per un valore non inferiore al valore nominale
dell’obbligazione. La delibera assunta dall’Assemblea assegna al
Consiglio di Gestione della Banca, previo parere favorevole del
Consiglio di Sorveglianza, la facoltà di determinare: la denominazione
del prestito obbligazionario; il valore nominale; il prezzo di
sottoscrizione e il rapporto di opzione delle obbligazioni convertibili;
l’entità della cedola; il rapporto di conversione e le modalità di
aggiustamento dello stesso; il regolamento delle obbligazioni
convertibili, apportando allo stesso tutte le eventuali modificazioni
che fossero richieste dalle Autorità di Vigilanza e dalla società di
gestione del mercato; le modalità di rimborso nonché la durata; il
numero massimo delle azioni di nuova emissione a servizio della
conversione; l’ammontare massimo in valore nominale dell’aumento di
capitale scindibile al servizio della conversione che non potrà comunque
eccedere il controvalore massimo di Euro 1 miliardo; ogni altro termine
e condizione dell’emissione e offerta delle obbligazioni convertibili e
del conseguente aumento di capitale sottostante. L’emissione del
Prestito Obbligazionario Convertibile costituisce un’operazione
finalizzata ad apportare benefici al Banco Popolare sia nel breve
termine - per sostenere la significativa crescita degli impieghi verso
le imprese del territorio - sia nel medio periodo, per consolidare il
capitale, collocando in prospettiva il
Core Tier 1 ratio
del Gruppo
stabilmente al di sopra del 7%. Le obbligazioni convertibili oggetto
della delibera assembleare sono state concepite tenendo conto, in primo
luogo, della base sociale del Banco Popolare. Lo scopo di offrire una
forma di investimento di interesse per i Soci, coerente con l’obiettivo
di perseguire la tradizionale vicinanza al territorio e al suo tessuto
economico, ha orientato il profilo dello strumento finanziario che verrà
offerto in opzione. In conseguenza l’Assemblea ha approvato la modifica
dell’articolo 6 dello Statuto, “Capitale
Sociale”,
attuata per mezzo dell’inserimento di un nuovo comma in cui si indicano
entità, modi e tempi delle eventuali variazioni del capitale sociale
derivanti dall’emissione del Prestito Obbligazionario Convertibile e
dall’esercizio dei diritti ad esso collegati. Con riferimento, infine,
al secondo punto all’ordine del giorno, l’Assemblea dei Soci ha
approvato le ulteriori modifiche dello Statuto sociale proposte dal
Consiglio di Sorveglianza. Le variazioni hanno così riguardato gli
articoli: 6, Capitale sociale; 33.2, Competenze non delegabili (del
Consiglio di Gestione); 39.1 Liste di candidati (ai fini dell’elezione
del Consiglio di Sorveglianza); 41.2 Funzioni di indirizzo e
supervisione strategica (del Consiglio di Sorveglianza); 46, Direzione
generale; 52, Ripartizione degli utili. |
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dal sito http://finanza.lastampa.it
05/01/2010 09.55
Mariella
Burani, Mediobanca lascia il mandato (Corriere)
Mediobanca ha reso noto il 31 dicembre scorso di
ritenere "esaurito" il mandato affidatole da Mariella Burani, la quale
attualmente risulta indebitata per 493 milioni di euro. Tra i creditori
Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banca Mps e il Banco popolare. Il mandato di
"advisory" di Mediobanca riguardava l'esame delle trattative in corso
tra Mariella Burani e il fondo libanese Gulf Finance & Investment
Corporation. (CD) |
da Repubblica.it
Italease, al braccio di ferro
Banco Popolare e piccoli soci
di VITTORIA
PULEDDA
MILANO - Non mollano, i piccoli soci della Banca
Italease, e di conseguenza non si esauriscono i dolori
per il Banco Popolare, azionista di stragrande
maggioranza ma non totalitario del disastrato marchio.
Anche oggi, nonostante la chiusura dell'aumento di
capitale - sottoscritto al 96,27% - le quotazioni hanno
fatto registrare un nuovo passo avanti (più 0,97% in
chiusura, ma con rialzi superiori al 2% durante le
contrattazioni) tra scambi significativi, se parametrati
alla media del titolo negli ultimi tre mesi: anche
durante questa seduta infatti sono passati di mano circa
7 milioni di azioni, secondo un canovaccio che va avanti
da quando è stato lanciato l'aumento di capitale da 1,2
miliardi.
Da domani, e fino al 7 gennaio, verranno messi all'asta
i diritti inoptati, ma ormai i giochi sono già fatti e
il Banco, sotto questo punto di vista, ha perso ancora
una volta la partita. Infatti, anche se sottoscrivesse
tutti i diritti non esercitati finora, salirebbe al
massimo al 91,86%. Insomma, ben sotto la soglia (95%)
che fa scattare automaticamente la cancellazione del
titolo dal listino.
Sopra la quota del 90%, l'unica cui a questo punto il
Banco Popolare può aspirare, scatterebbe invece l'Opa
residuale, il cui prezzo viene fissato dalla Consob
sulla base di una serie di parametri, ponderati a suo
giudizio: la media del prezzo degli ultimi sei mesi, il
prezzo della precedente offerta (o forse, in questo
caso, dell'aumento di capitale) il patrimonio netto
rettificato e, infine, le prospettive reddituali
dell'emittente. Che nella fattispecie sembrano
particolarmente modeste.
Sempre, beninteso, che il Banco riesca a sottoscrivere
diritti sufficienti a superare il 90% del capitale di
Italesase: cioè, almeno un altro 1,87% di diritti
offerti sul mercato sul 3,73% che da domani sarà messo
in asta.
(29 dicembre
2009)
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Banco Popolare
324.000 euro di sanzioni dalla Banca d'Italia per
carenze nell'organizzazione e nei controlli interni
dal bollettino di vigilanza della Banca d'Italia
BANCO POPOLARE (VR)
LA BANCA D’ITALIA
VISTO il decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385
(Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia – TUB) e
successive modifiche e integrazioni;
VISTA la legge 28 dicembre 2005, n. 262 recante
“Disposizioni per la Tutela del Risparmio e la Disciplina dei Mercati
Finanziari”;
VISTI il provvedimento della Banca d’Italia n. 473798
del 27 aprile 2006 recante “Modalità organizzative per l’attuazione del
principio della distinzione tra funzioni istruttorie e funzioni
decisorie nell’ambito della procedura sanzionatoria (art. 24, comma 1,
della legge 28 dicembre 2005, n. 262)” e le Istruzioni di vigilanza in
materia di procedura sanzionatoria amministrativa;
CONSIDERATO che la Vigilanza Bancaria e Finanziaria
della Banca d’Italia ha accertato con riguardo al Banco Popolare Società
Cooperativa le irregolarità di seguito indicate:
1) carenze
nell’organizzazione e nei controlli interni da parte dei componenti il
Consiglio di Gestione (art. 53, 1° comma, lett. b) e d), del
D.lgs. 385/93; tit. IV, cap. 11, Istr. Vig. banche; tit. I, cap. 1,
parte quarta, Nuove Disposizioni di Vig. prudenziale per le banche);
2)
carenze
nei controlli interni da parte dei componenti il Consiglio di
Sorveglianza (art. 53, 1° comma, lett. b) e d), del D.lgs.
385/93; tit. IV, cap. 11, Istr. Vig. banche; tit. I, cap. 1, parte
quarta, Nuove disposizioni di Vig. prudenziale per le banche).
CONSIDERATO che le suddette irregolarità sono state
contestate secondo le formalità previste dall’art. 145 TUB agli
esponenti ritenuti responsabili e alla banca, responsabile in solido; -
omissis -
24
Bollettino di Vigilanza n. 8, agosto 2009
VISTA la nota - omissis - corredata del parere - omissis
- dell’Avvocato Capo - con la quale la Commissione per l’esame delle
irregolarità, in osservanza del principio della distinzione tra funzioni
istruttorie e funzioni decisorie rispetto all’irrogazione della
sanzione, fissato dall’art. 24 della legge 262/05, ha proposto al
Direttorio della Banca d’Italia l’applicazione di sanzioni
amministrative pecuniarie di cui all’art. 144 TUB nei confronti degli
esponenti aziendali, trasmettendo i relativi atti; VISTA la nota -
omissis - corredata del parere - omissis - dell’Avvocato Capo - con la
quale la Commissione per l’esame delle irregolarità ha svolto il
supplemento di istruttoria richiesto, in osservanza del principio della
distinzione tra funzioni istruttorie e funzioni decisorie rispetto
all’irrogazione della sanzione, fissato dall’art. 24 della legge 262/05,
e ha inoltrato al Direttorio della Banca d’Italia una nuova proposta per
l’applicazione di sanzioni amministrative pecuniarie di cui all’art. 144
TUB nei confronti degli esponenti aziendali, trasmettendo i relativi
atti;
IL DIRETTORIO
Preso atto che sussistono, in base alle motivazioni
esposte nella citata proposta della Commissione, qui integralmente
richiamate e recepite, gli estremi per l’irrogazione di sanzioni
amministrative pecuniarie;
DISPONE
A carico delle persone di seguito indicate, nella
qualità per ciascuna di esse precisata, sono inflitte, ai sensi
dell’art. 144 TUB, le seguenti sanzioni amministrative pecuniarie:
Componenti il Consiglio di Gestione:
Fabio Innocenzi (Vice Presidente e Consigliere
delegato)
Per l'irregolarità sub 1), euro 28.000,00.
Vittorio Coda (Presidente), Maurizio Faroni,
Franco Baronio (Consigliere e Direttore generale), Massimo
Alfonso Minolfi (Consigliere e Direttore generale)
Per l'irregolarità sub 1), euro 21.000,00 ciascuno.
Alfredo Cariello, Luigi Corsi, Domenico De Angelis,
Maurizio Di Maio, Enrico Maria Fagioli Marzocchi, Roberto Romanin Jacur
Per l'irregolarità sub 1), euro 18.000,00 ciascuno.
Componenti il Consiglio di Sorveglianza:
Carlo Fratta Pasini (Presidente)
Per l'irregolarità sub 2), euro 14.000,00.
Dino Piero Giarda (Vice Presidente), Maurizio
Comoli (Vice Presidente), Marco Boroli, Giuliano Buffelli, Guido
Duccio Castellotti, Pietro Manzonetto, Maurizio Marino, Mario Minoja,
Claudio Rangoni Macchiavelli
Per l'irregolarità sub 2), euro 10.000,00 ciascuno.
Bollettino di Vigilanza n. 8, agosto 2009
25
Totale complessivo delle sanzioni: euro 324.000,00.
- omissis -
Roma, 4 agosto 2009
IL GOVERNATORE: M. DRAGHI
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ANPALODI |
19/12/2009 - AGGIOTAGGIO - AVREBBE
FATTO SPARIRE 122 MILIONI DI ONERI.
OPERAZIONE PASSATA DALLE BAHAMAS
Manipolazione dei mercati Coppola rinviato a
giudizio
Danilo
Coppola, l'immobiliarista romano accusato per un
falso comunicato emesso nel 2005
A settembre 2010 processo davanti
al tribunale di Torino
Danilo Coppola, l’avvocato e
commercialista Domenico Ciccaglione e Francesco
Bellocchi, ex cognato di Stefano Ricucci ed ex direttore
finanziario del gruppo Coppola saranno processati a
Torino per manipolazione dei mercati il 16 settembre
prossimo.
Il giudice Roberto Ruscello ha infatti accolto la
richiesta dei pm Giancarlo Avenati Bassi e Marco
Gianoglio rinviando a giudizio l’immobiliarista e i suoi
due stretti collaboratori per la nota vicenda Ipi.
Rigettata invece l’eccezione per competenza territoriale
presentata dagli avvocati della difesa Gaetano
Pecorella, Giuseppe Lucibello, Grazia Volo, Leo Mercurio
e Nicola Pisani che avevano tentato di portare
l’inchiesta a Milano, sede della Borsa.
Al centro della tesi accusatoria il comunicato del 29
dicembre 2005 con il quale Coppola aveva informato il
mercato di essersi liberato di 122 milioni di oneri per
un leasing contratto con la banca Italease. Grazie a
quell’operazione Coppola aveva potuto presentare un
bilancio “imbellettato” che aveva fatto schizzare le sue
azioni verso l’alto (+30%). Peccato che, secondo quanto
scoperto dalla procura di Torino, quell’operazione non
poteva essere così descritta: quei 122 milioni sarebbero
infatti stati ceduti a una serie di società che poi, in
un modo o nell’altro, erano comunque riconducibili a
Coppola.
L’operazione aveva avuto inizio con l’acquisto, da parte
dell’immobiliarista romano, di 12 edifici dell’ex Enel
dall’imprenditore torinese Luigi Zunino per 293 milioni
di euro. Tre di questi erano stati ceduti, poche ore
dopo, a Banca Italease (controllata dalla Popolare di
Lodi di Fiorani) con una plusvalenza di 23,4 milioni di
euro. In cambio Coppola aveva acceso con Italease un
contratto quindicennale di leasing. Come eliminare i
pesanti oneri del leasing? Qui sarebbe intervenuto il
meccanismo scoperto dalla procura.
A fine dicembre i tre immobili erano stati ceduti a tre
società di diritto lussemburghese con sede alle Bahamas
(Como, Firenze e Palermo) appartenenti al fondo di
investimenti Renar costituito dalla banca svizzera Arner.
Secondo le indagini dei pm quel fondo aveva un unico
sottoscrittore: Tikal Plaza di Coppola.
L’immobiliarista, in pratica, si sarebbe venduto da solo
i costi del leasing facendoli sparire dai suoi bilanci.
Il comunicato emesso a fine dicembre informava della
cessione ma dichiarava altresì esplicitamente che
quest’ultima era avvenuta tra società diverse «non
correlate tra loro».
Per riuscire a compiere l’operazione Coppola avrebbe
beneficiato di importanti apporti finanziari a Torino
che foraggiavano la sua Ipi. Proprio per questo anche il
gruppo immobiliare rispondeva per responsabilità
amministrativa. L’avvocato Giuseppe Zanalda, difensore
della società, ha chiesto e ottenuto che la sua
assistita uscisse dal procedimento con un patteggiamento
a 103.200 euro. Accordo accettato dal giudice con il
parere positivo della procura di Torino.
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